L’ideazione della Biennale di Venezia risale al 1893, quando il Comune di Venezia decise d’istituire una “Esposizione biennale artistica nazionale” da organizzarsi l’anno successivo in onore delle nozze d’argento di Re Umberto e Margherita di Savoia. Nei fatti l’esposizione fu inaugurata due anni dopo, nel 1895. Tale slittamento temporale permise la sua riconfigurazione in rassegna artistica internazionale. In questo senso decisivo fu il ruolo del sindaco Riccardo Selvatico nel trasformare gli incontri serali degli artisti al caffè Florian in una prestigiosa esposizione che superasse i confini nazionali.
In particolare, per quanto riguarda la scelta della sede espositiva, venne stabilito che il Palazzo della prima esposizione - allora un solo grande edificio - venisse costruito nei Giardini pubblici di Castello, oggi più familiarmente chiamati “Giardini”, su un’area bonificata in epoca napoleonica. La costruzione della sede originaria - il grande Padiglione Centrale – iniziò nel 1894 e fu terminata giusto in tempo per l’inaugurazione del 30 aprile 1895. L'edificio fu progettato dall'ingegnere del Comune di Venezia Enrico Trevisanato, la sua prima facciata, classicheggiante, venne ideata dal pittore Mario De Maria in collaborazione con Bartolomeo Bezzi, che progettarono un colonnato sormontato da un timpano coronato da sculture, sul modello dei templi antichi come era in uso a quel tempo per le sedi espositive.
Fin da subito, quindi, la facciata della sede espositiva funge da cornice interpretativa della Biennale assumendo un ruolo emblematico, riprogettata più volte nelle seguenti edizioni con interventi che testimoniano il trasformarsi delle tendenze di gusto e del modo di intendere questo appuntamento espositivo.
Facciata del 1914 di Guido Cirilli
Facciata del 1932 dii Duilio Torres
Facciata del 1968 di Carlo Scarpa
Nel corso del 1895, grazie alla partecipazione all’inaugurazione di Umberto e Margherita di Savoia, ad una riuscita strategia promozionale e, più in generale sulla scia dell’interesse riscosso dalle esposizioni internazionali, la prima edizione della Biennale si rivelò un vero successo superando le 200.000 presenze. Alla mostra del 1895 i maggiori artisti italiani e stranieri vennero invitati a portare al massimo due opere. Erano previsti alcuni premi per le opere migliori, che quell’anno vennero vinti da Giovanni Segantini per l’opera “Ritorno al paese natìo”, da Francesco Paolo Michetti per l’opera “La figlia di Iorio” e da Giacomo Grosso per "Supremo convegno", che suscitò grande clamore perché raffigurante un uomo morente circondato da nudi femminili.
Ritorno al paese natìo, opera premiata di Giovanni Segantini
Organizzazione della Biennale
Il primo Statuto della Biennale venne stilato da una Commissione che nei principi si ispirò a quello della Secessione di Monaco di Baviera. Organizzativamente la Biennale era gestita sulla base di tre comitati con funzioni specifiche: programma della mostra, ufficio stampa e propaganda. Ad eccezione della nona edizione - anticipata al 1910 per evitare la sovrapposizione dell’Esposizione d'Arte di Roma per il cinquantesimo anniversario del Regno d'Italia - l'esposizione venne allestita con cadenza biennale fino all'interruzione per la Grande Guerra, dal 1914 al 1920. A partire dal 1930 la Biennale si occupò anche dell’organizzazione di mostre d'arte italiana all'estero, attività che proseguì fino a metà anni Settanta. Al terzo decennio risale anche la volontà di storicizzazione dell’evento, che diede vita al primo archivio della Biennale: "Istituto Storico d'Arte Contemporanea" (1928).
Nelle prime edizioni della mostra le opere venivano esposte nel grande Padiglione centrale. Nella presentazione delle sale si seguivano le tendenze d'allestimento e d'arredo dei salons (esposizioni annuali o biennali statali le cui opere venivano selezionate da una giuria di accademici) o delle pinacoteche, rivisitando il tema neoclassico del Museo, tuttavia spesso le opere d’arte non erano esposte nel migliore dei modi. A partire dal 1901 si iniziò a studiare collocazioni più accorte e la quinta Biennale del 1903 introdusse l'allestimento di sale dedicate alle arti decorative comprendenti arredi.
Allestimento del 1895, sullo sfondo opera di Giacomo Grosso
Opere
Organizzata sulla base di uno statuto ripreso dalla Secessione di Monaco, nelle primissime edizioni Ia Biennale pur ospitando artisti internazionali – viene ricordato spesso il risalto dato all’arte tedesca e il conseguente affossamento dell’Impressionismo francese - vide una forte presenza di artisti locali che fecero incetta di premi. Testimonianza dell’approccio all’arte del primo decennio del 1900 è la censura che colpì un’opera di Picasso nel Padiglione Spagnolo (probabilmente del periodo rosa), per il timore che potesse scandalizzare (Donaggio, 18). Verso il 1910 significative furono le sale dedicate a Klimt e a Rodin, ma fu nel primo dopoguerra, che gli organizzatori si mostrarono più aperti alle nuove tendenze artistiche francesi. Nel 1920 il Padiglione francese vide Signac, e le retrospettive su Cézanne, Seurat e Redon. Più tardi, nel 1930 la Biennale si trasformò in Ente Autonomo (con un Regio Decreto), e il suo controllo passò dal Comune di Venezia a quello dello Stato fascista. Tale cambiamento spiega l’adozione di scelte curatoriali conservatrici del periodo, sebbene alle nazioni straniere venne lasciata ampia autonomia di scelta. Nonostante tutto però è in questo stesso decennio che il Presidente Giuseppe Volpi aprì i confini della Biennale promuovendo due Convegni di Poesia (1932 e 1934), il Festival della Musica (1930), il Festival del Teatro (1934), e l'Esposizione Internazionale d'Arte Cinematografica (1932). Nel periodo prebellico il numero di nazioni presenti, fino a ridursi a dieci nel 1942, edizione in tono minore, incentrata su artisti militari. La guerra fece saltare le due edizioni del 1944 e del 1946.
Inaugurazione Biennale 1899, Copertina La Tribuna Illustrata della Domenica, 30.05.1899
La nascita dei Padiglioni stranieri vede protagonista il primo segretario generale della Biennale Antonio Fradeletto, le cui doti diplomatiche posero le basi per una sistemazione organica delle rappresentanze straniere all’interno della mostra ai Giardini. Se il primo Padiglione straniero fu costruito nel 1907 dal Belgio, l’ultimo in ordine di tempo è quello coreano, progettato nel 1995. Per il 2015 è programmata la realizzazione del nuovo Padiglione Australia, inizialmente inteso come edificio temporaneo. La Biennale del 1909, alla sua ottava edizione, si arricchì di tre nuovi padiglioni: quello della Gran Bretagna che adattò il preesistente ristorante e quelli attigui della Germania e dell'Ungheria. Nel 1912 si aggiunsero i Padiglioni di Francia e Svezia, quest'ultimo ceduto all'Olanda, fu abbattuto e ricostruito sulla stessa area (1954). Nel 1914 i Padiglione nazionali erano già sette. Per quanto riguarda l’apertura della sede dei Giardini a nazionalità extraeuropee il primo padiglione fu quello russo del 1914, il primo del Nord America fu quello statunitense (1932); la Biennale si aprì inoltre al Medioriente con il Padiglione Israele nel 1952, all’Asia con il Padiglione giapponese nel 1956, al Sud America nel 1964 con il Padiglione Brasile, infine al continente australiano nel 1987 con il Padiglione Australia. Oggi ai Giardini sono presenti 29 padiglioni più il Palazzo centrale (Ex Italia) che ospita le opere proposte dal curatore cui spetta il compito di stabilire tema e titolo della mostra, ai quali ogni stato è libero di aderire o meno, scegliendo in questo secondo caso un tema alternativo. Commissari nazionali scelgono i curatori e gli artisti che rappresentano le rispettive nazioni. Va notato che negli ultimi anni si assiste al superamento dei confini nazionali entro i Padiglioni, molti stati infatti propongono artisti di altre nazionalità, oppure si scambiano le sedi, come Francia e Germania in questa edizione 2013. Nel corso dei decenni la Biennale si è è estesa oltre l’area dei Giardini occupando l’Arsenale e coinvolgendo sedi del centro storico di Venezia. Oggi conta 88 stati, di cui dieci entrati in occasione della 55esima edizione: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa d’Avorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e infine Città del Vaticano.
Scorcio dei Giardini con sculture, presso area Padiglione Svizzera
Ricostruzione cronologica dei Padiglioni Questo l'ordine cronologico di costruzione: 1907 Belgio (Léon Sneyens); 1909 Ungheria (Géza Rintel Maróti); 1909 Germania (Daniele Donghi), demolito e riedificato nel 1938 (Ernst Haiger); 1909 Gran Bretagna (Edwin Alfred Rickards); 1912 Francia (Umberto Bellotto); 1912 Olanda (Gustav Ferdinand Boberg), demolito e riedificato nel 1953 (Gerrit Thomas Rietveld); 1914 Russia (Aleksej V. Scusev); 1922 Spagna (Javier De Luque) con facciata rinnovata nel 1952 da Joaquin Vaquero Palacios; 1926 Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca (Otakar Novotny); 1930 Stati Uniti d'America (Chester Holmes Aldrich e William Adams Delano); 1932 Danimarca (Carl Brummer) ampliato nel 1958 da Peter Koch; 1932 Padiglione Venezia (Brenno Del Giudice), ampliato nel 1938; 1934 Austria (Josef Hoffmann); 1934 Grecia (M. Papandréou - B. Del Giudice); 1952 Israele (Zeev Rechter); 1952 Svizzera (Bruno Giacometti); 1954 Venezuela (Carlo Scarpa); 1956 Giappone (Takamasa Yoshizaka); 1956 Finlandia (Padiglione Alvar Aalto); 1958 Canada (Gruppo BBPR, Gian Luigi Banfi, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers); 1960 Uruguay; 1962 Paesi Nordici: Svezia, Norvegia, Finlandia (Sverre Fehn); 1964 Brasile (Amerigo Marchesin); 1987 Australia (Philip Cox); 1995 Corea (Seok Chul Kim e Franco Mancuso).
Fonti
Adriano Donaggio, Biennale di Venezia. Un secolo di storia, Giunti, Firenze 1988www.labiennale.org/it/luoghi/padiglioniIllustrazioni tratte da Adriano Donaggio, Biennale di Venezia, Un secolo di storia, Giunti, Firenze 1988
Origini della Biennale
L’ideazione della Biennale di Venezia risale al 1893, quando il Comune di Venezia decise d’istituire una “Esposizione biennale artistica nazionale” da organizzarsi l’anno successivo in onore delle nozze d’argento di Re Umberto e Margherita di Savoia. Nei fatti l’esposizione fu inaugurata due anni dopo, nel 1895. Tale slittamento temporale permise la sua riconfigurazione in rassegna artistica internazionale. In questo senso decisivo fu il ruolo del sindaco Riccardo Selvatico nel trasformare gli incontri serali degli artisti al caffè Florian in una prestigiosa esposizione che superasse i confini nazionali.
In particolare, per quanto riguarda la scelta della sede espositiva, venne stabilito che il Palazzo della prima esposizione - allora un solo grande edificio - venisse costruito nei Giardini pubblici di Castello, oggi più familiarmente chiamati “Giardini”, su un’area bonificata in epoca napoleonica.
La costruzione della sede originaria - il grande Padiglione Centrale – iniziò nel 1894 e fu terminata giusto in tempo per l’inaugurazione del 30 aprile 1895. L'edificio fu progettato dall'ingegnere del Comune di Venezia Enrico Trevisanato, la sua prima facciata, classicheggiante, venne ideata dal pittore Mario De Maria in collaborazione con Bartolomeo Bezzi, che progettarono un colonnato sormontato da un timpano coronato da sculture, sul modello dei templi antichi come era in uso a quel tempo per le sedi espositive.
Fin da subito, quindi, la facciata della sede espositiva funge da cornice interpretativa della Biennale assumendo un ruolo emblematico, riprogettata più volte nelle seguenti edizioni con interventi che testimoniano il trasformarsi delle tendenze di gusto e del modo di intendere questo appuntamento espositivo.
Nel corso del 1895, grazie alla partecipazione all’inaugurazione di Umberto e Margherita di Savoia, ad una riuscita strategia promozionale e, più in generale sulla scia dell’interesse riscosso dalle esposizioni internazionali, la prima edizione della Biennale si rivelò un vero successo superando le 200.000 presenze.
Alla mostra del 1895 i maggiori artisti italiani e stranieri vennero invitati a portare al massimo due opere. Erano previsti alcuni premi per le opere migliori, che quell’anno vennero vinti da Giovanni Segantini per l’opera “Ritorno al paese natìo”, da Francesco Paolo Michetti per l’opera “La figlia di Iorio” e da Giacomo Grosso per "Supremo convegno", che suscitò grande clamore perché raffigurante un uomo morente circondato da nudi femminili.
Organizzazione della Biennale
Il primo Statuto della Biennale venne stilato da una Commissione che nei principi si ispirò a quello della Secessione di Monaco di Baviera. Organizzativamente la Biennale era gestita sulla base di tre comitati con funzioni specifiche: programma della mostra, ufficio stampa e propaganda.
Ad eccezione della nona edizione - anticipata al 1910 per evitare la sovrapposizione dell’Esposizione d'Arte di Roma per il cinquantesimo anniversario del Regno d'Italia - l'esposizione venne allestita con cadenza biennale fino all'interruzione per la Grande Guerra, dal 1914 al 1920. A partire dal 1930 la Biennale si occupò anche dell’organizzazione di mostre d'arte italiana all'estero, attività che proseguì fino a metà anni Settanta. Al terzo decennio risale anche la volontà di storicizzazione dell’evento, che diede vita al primo archivio della Biennale: "Istituto Storico d'Arte Contemporanea" (1928).
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Allestimenti
Nelle prime edizioni della mostra le opere venivano esposte nel grande Padiglione centrale. Nella presentazione delle sale si seguivano le tendenze d'allestimento e d'arredo dei salons (esposizioni annuali o biennali statali le cui opere venivano selezionate da una giuria di accademici) o delle pinacoteche, rivisitando il tema neoclassico del Museo, tuttavia spesso le opere d’arte non erano esposte nel migliore dei modi. A partire dal 1901 si iniziò a studiare collocazioni più accorte e la quinta Biennale del 1903 introdusse l'allestimento di sale dedicate alle arti decorative comprendenti arredi.
Opere
Organizzata sulla base di uno statuto ripreso dalla Secessione di Monaco, nelle primissime edizioni Ia Biennale pur ospitando artisti internazionali – viene ricordato spesso il risalto dato all’arte tedesca e il conseguente affossamento dell’Impressionismo francese - vide una forte presenza di artisti locali che fecero incetta di premi.
Testimonianza dell’approccio all’arte del primo decennio del 1900 è la censura che colpì un’opera di Picasso nel Padiglione Spagnolo (probabilmente del periodo rosa), per il timore che potesse scandalizzare (Donaggio, 18). Verso il 1910 significative furono le sale dedicate a Klimt e a Rodin, ma fu nel primo dopoguerra, che gli organizzatori si mostrarono più aperti alle nuove tendenze artistiche francesi. Nel 1920 il Padiglione francese vide Signac, e le retrospettive su Cézanne, Seurat e Redon. Più tardi, nel 1930 la Biennale si trasformò in Ente Autonomo (con un Regio Decreto), e il suo controllo passò dal Comune di Venezia a quello dello Stato fascista. Tale cambiamento spiega l’adozione di scelte curatoriali conservatrici del periodo, sebbene alle nazioni straniere venne lasciata ampia autonomia di scelta. Nonostante tutto però è in questo stesso decennio che il Presidente Giuseppe Volpi aprì i confini della Biennale promuovendo due Convegni di Poesia (1932 e 1934), il Festival della Musica (1930), il Festival del Teatro (1934), e l'Esposizione Internazionale d'Arte Cinematografica (1932). Nel periodo prebellico il numero di nazioni presenti, fino a ridursi a dieci nel 1942, edizione in tono minore, incentrata su artisti militari. La guerra fece saltare le due edizioni del 1944 e del 1946.
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Nascita dei Padiglione nazionali
La nascita dei Padiglioni stranieri vede protagonista il primo segretario generale della Biennale Antonio Fradeletto, le cui doti diplomatiche posero le basi per una sistemazione organica delle rappresentanze straniere all’interno della mostra ai Giardini. Se il primo Padiglione straniero fu costruito nel 1907 dal Belgio, l’ultimo in ordine di tempo è quello coreano, progettato nel 1995. Per il 2015 è programmata la realizzazione del nuovo Padiglione Australia, inizialmente inteso come edificio temporaneo.
La Biennale del 1909, alla sua ottava edizione, si arricchì di tre nuovi padiglioni: quello della Gran Bretagna che adattò il preesistente ristorante e quelli attigui della Germania e dell'Ungheria. Nel 1912 si aggiunsero i Padiglioni di Francia e Svezia, quest'ultimo ceduto all'Olanda, fu abbattuto e ricostruito sulla stessa area (1954).
Nel 1914 i Padiglione nazionali erano già sette. Per quanto riguarda l’apertura della sede dei Giardini a nazionalità extraeuropee il primo padiglione fu quello russo del 1914, il primo del Nord America fu quello statunitense (1932); la Biennale si aprì inoltre al Medioriente con il Padiglione Israele nel 1952, all’Asia con il Padiglione giapponese nel 1956, al Sud America nel 1964 con il Padiglione Brasile, infine al continente australiano nel 1987 con il Padiglione Australia.
Oggi ai Giardini sono presenti 29 padiglioni più il Palazzo centrale (Ex Italia) che ospita le opere proposte dal curatore cui spetta il compito di stabilire tema e titolo della mostra, ai quali ogni stato è libero di aderire o meno, scegliendo in questo secondo caso un tema alternativo. Commissari nazionali scelgono i curatori e gli artisti che rappresentano le rispettive nazioni. Va notato che negli ultimi anni si assiste al superamento dei confini nazionali entro i Padiglioni, molti stati infatti propongono artisti di altre nazionalità, oppure si scambiano le sedi, come Francia e Germania in questa edizione 2013. Nel corso dei decenni la Biennale si è è estesa oltre l’area dei Giardini occupando l’Arsenale e coinvolgendo sedi del centro storico di Venezia. Oggi conta 88 stati, di cui dieci entrati in occasione della 55esima edizione: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa d’Avorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e infine Città del Vaticano.
Ricostruzione cronologica dei Padiglioni
Questo l'ordine cronologico di costruzione: 1907 Belgio (Léon Sneyens); 1909 Ungheria (Géza Rintel Maróti); 1909 Germania (Daniele Donghi), demolito e riedificato nel 1938 (Ernst Haiger); 1909 Gran Bretagna (Edwin Alfred Rickards); 1912 Francia (Umberto Bellotto); 1912 Olanda (Gustav Ferdinand Boberg), demolito e riedificato nel 1953 (Gerrit Thomas Rietveld); 1914 Russia (Aleksej V. Scusev); 1922 Spagna (Javier De Luque) con facciata rinnovata nel 1952 da Joaquin Vaquero Palacios; 1926 Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca (Otakar Novotny); 1930 Stati Uniti d'America (Chester Holmes Aldrich e William Adams Delano); 1932 Danimarca (Carl Brummer) ampliato nel 1958 da Peter Koch; 1932 Padiglione Venezia (Brenno Del Giudice), ampliato nel 1938; 1934 Austria (Josef Hoffmann); 1934 Grecia (M. Papandréou - B. Del Giudice); 1952 Israele (Zeev Rechter); 1952 Svizzera (Bruno Giacometti); 1954 Venezuela (Carlo Scarpa); 1956 Giappone (Takamasa Yoshizaka); 1956 Finlandia (Padiglione Alvar Aalto); 1958 Canada (Gruppo BBPR, Gian Luigi Banfi, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers); 1960 Uruguay; 1962 Paesi Nordici: Svezia, Norvegia, Finlandia (Sverre Fehn); 1964 Brasile (Amerigo Marchesin); 1987 Australia (Philip Cox); 1995 Corea (Seok Chul Kim e Franco Mancuso).
Fonti
Adriano Donaggio, Biennale di Venezia. Un secolo di storia, Giunti, Firenze 1988www.labiennale.org/it/luoghi/padiglioniIllustrazioni tratte da Adriano Donaggio, Biennale di Venezia, Un secolo di storia, Giunti, Firenze 1988
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