di Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Storia del padiglione
il Padiglione danese nasce nel 1932 per opera dell’architetto Carl Brummer. Nel 1958 viene ampliato da Peter Koch. Carl Brummer realizzò la galleria neoclassica, mentre Peter Koch fu autore del corpo di raccordo tra le due pareti e un lungo corridoio che si allarga in due nicchie e comprende nella parte esterna alcuni alberi del giardino. La facciata dell’edificio presenta un muro completamente liscio e un porticato ad otto colonne con sopra un'architrave priva di elementi decorativi. Nel 1959 Koch ne rovesciò l’orientamento posizionando l’ingresso principale sul lato opposto http://atcasa.corriere.it/gallery/Biennale-Architettura-2012/In-citta/2012/08/02/padiglioni-storici/padiglioni-storici_gallery_12.shtml
Nel 2009, alla Biennale Arte, vinse una delle quattro Menzioni speciali.
Il Curare Mondi: una menzione speciale al duo Michael Elmgreen & Ingar Dragset.
Nel 2006, alla Biennale di Architettura, il padiglione danese ottenne il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale. ("CO-EVOLUTION" in collaborazione con la Cina sullo sviluppo urbano sostenibile in Cina).
Artista: Jesper Just Curatore: Lotte S. Lederballe Pedersen
Jesper Just (nato nel 1974 a Copenhagen, Danimarca) è un’artista danese, che vive e lavora tra Copenhagen e New York. Dal 1997 al 2003 ha studiato presso la Royal Danish Accademy of Fine Arts. Just lavora esclusivamente in pellicola. Lavori datati dal 2003 e poco prima sono registrati in file digitali. Tutti i lavori realizzati successivamente sono realizzati in pellicola e trasferiti poi successivamente in video HD. Le immagini risultanti sono piene di atmosfera. La colonna sonora è realizzata specificatamente per ogni video in collaborazione con diversi musicisti. I suoi lavori sono stati esposti in tutta Europa, negli Stati Uniti, tra cui: l’Hammer Museum, Los Angeles CA (2005), il Miami Art Museum, Miami, FL (2007), il Witt de With a Rotterdam, Paesi Bassi (2007). I suoi lavori più recenti (settembre 2008) includono: Romantic Delusions esposto al Brooklyn Museum, U-Turn esposto al Copenhagen Quadrennial e al Liverpool Biennial (Liverpool, UK).
Mostra "Speech Masters" Artisti: - Agency (internazionale, fondata nel 1992) - Ayreen Anastas & Rene Gabri (Palestina & Iran) - Robert Crumb (USA, 1943) - Stelios Faitakis (Grecia, 1976) - FOS (Danimarca, 1971) - Sharon hayes (USA, 1970) - Han Hoogerbrugge (Paesi Bassi, 1963) - Mikhail Karikis (Grecia, 1975) - Thomas Kilpper (Germania, 1956) - Runo Lagomarsino (Argentina/Svezia, 1977) - Tala Madani (Iran, 1981) - Wendelien van Oldenborgh (Paesi Bassi, 1962) - Lilibeth Cuenca Rasmussen (Danimarca, 1970) - Taryn Simon (USA, 1975) - Jan Švankmajer (Repubblica Ceca, 1934) - Johannes af tavsheden - Tilman Wendland (Germania, 1969) - Zhang Dali (Cina, 1963)
Curatore: Katerina Gregos
La mostra Speech Masters In occasione della 54. Biennale di Venezia, il Padiglione Danese ospitò una mostra collettiva di artisti internazionali, curata da Katerina Gregos, che esplorava il tema estremamente attuale e complesso della libertà di parola. La questione della libertà di parola viene sempre più messa in discussione alla luce delle trasformazioni che stanno avendo luogo in tutto il mondo, sia nei regimi autoritari che nelle democrazie liberali, in cui le libertà civili sembrano essere oggetto di crescenti minacce. Oltre a riferirsi in modo specifico alla Danimarca, il tema scelto è di particolare rilevanza se si considera quanto sta accadendo attualmente nel mondo . I concetti di libertà di parola e libertà di espressione sono, forse, così globali perché gli argomenti che essi coprono sono molto vasti. Sono fondamentalmente destinati ad ampliare tanto questioni politiche e culturali, quanto tematiche sociali e personali. E hanno anche un impatto su altre aree con le quali sono correlati, come la libertà di stampa, la censura e l’autocensura, Internet, il copyright, la proprietà intellettuale, la privatizzazione della conoscenza, la protesta e l’ordine pubblico, lo spazio pubblico, aspetti giudiziari e legali, la pornografia, l’orientamento sessuale, le preferenze di stile di vita e i diritti umani in generale. La Danimarca gode di una consolidata reputazione di libertà di parola e libertà di stampa. Più volte è stata inserita fra i primi dieci paesi nella classifica del Worldwide Press Freedom Index ed è sempre stata uno dei protagonisti del dibattito pubblico su una serie di tematiche progressiste che riguardano la libertà di parola; ma ha anche subito il cosiddetto ‘trauma della libertà di parola’, e proprio per questa ragione il Padiglione Danese sembra essere la sede più adatta per promuovere una discussione su questi temi.L’obbiettivo è quello di provocare un dibattito ponderato e far emergere la complessità del tema della libertà di parola, che sembra essere utilizzato sempre maggiormente come vuoto slogan politico oggetto di un dibattito molto semplificato, parziale e populista. La mostra si propone di mettere in evidenza alcune delle caratteristiche intrinseche, ambiguità e zone d’ombra relative al tema, sottolineando il fatto che la libertà di parola non può essere esercitata o applicata in forma programmatica o rigidamente prestabilita, e che i suoi confini non possono essere facilmente delimitati. Anche la questione della libertà di espressione in generale è importante, dal momento che si ricollega non solo all’espressione artistica e letteraria, alla libertà dei media e di Internet, ma anche al modo in cui abitiamo e occupiamo lo spazio pubblico, altro ambito nel quale assistiamo a una crescente regolamentazione. Internet di fatto contribuisce al dibattito con un’ulteriore dimensione: quella della portata della libertà di espressione e di problemi quali la proprietà, il controllo e la divulgazione delle informazioni. E infine, gli artisti contemporanei, nella cosiddetta ‘libera società’, operano a partire dal presupposto de facto che essi stessi possano svolgere la loro opera in condizioni di libertà, ma fino a che punto? E quale natura ha la stessa libertà dell’arte, in un’epoca in cui il concetto dell’autonomia artistica scende a compromessi con interessi economici o privati?
La mostra Speech Matters raggruppa 18 artisti internazionali provenienti da 12 paesi. Sono presenti artisti di paesi in cui la libertà di parola viene tuttora messa in discussione e minacciata, come Cina e Iran; artisti di paesi nei quali la questione sta diventando sempre più scottante, come i Paesi Bassi; ma anche artisti la cui opera ha costantemente riguardato questo tema in un modo o nell’altro. Artisti di generazioni diverse – il più anziano è nato nel 1934, il più giovane nel 1981 – che operano con media diversi: da fotografia, pittura e installazioni a fumetti e animazioni. Per il Padiglione Danese sono state commissionate 13 nuove installazioni e opere. Il risultato è una mostra ricca di sorprese, nella quale emergono vari filoni complementari più che una singola narrazione scelta dalla curatrice. Va precisato che il significato di ‘libertà di parola’ in questo contesto non si riferisce esclusivamente alla ‘parola parlata’ in sé stessa, ma anche a questioni inestricabilmente correlate che riguardano la libertà dell’espressione artistica.
Opere Extra Muros Oltre alle opere esibite all’interno del Padiglione Danese, il progetto si proponeva di rivolgere l’attenzione anche ad alcuni spazi esterni al padiglione stesso, mettendo così in discussione il carattere più privato dell’edificio e attivando invece lo spazio che lo circonda. A tal fine, tre artisti hanno dato forma a grandi opere all’aperto:
- Thomas Kilpper - Pavilion for Revolutionary Free Speech - Stelios Faitakis - Imposition Symphony - FOS – Osloo
Edizione 2009 Artisti: Thora Dolven Balke, Massimo Bartolini, Hernan Bass, Guillaume Bijl, Maurizio Cattelan, Elmgreen & Dragset, Pepe Espaliù, Tom of Finland, Simon Fujiwara, Han & Him, Laura Horelli, Martin Jacobson, William E. Jones, Terence Koh, Jani Leinonen, Klara Liden, Jonathan Monk, Nico Muhly, Norway Says, Henrik Olesen, Nina Saunders, Vibeke Slyngstad, Sturtevant, Wolfgang Tillmans Curatore: Michael Elmgreen
Edizione 2007 Artisti: Troels Worsel Curatore: Holger Reenberg
Edizione 2005 Artisti: Eva Koch, Joachim Koester, Peter Land, Ann Lislegaard, Gitte Villesen Curatore: Sanne Kofod Olsen
Edizione 2003 Artista: Olafur Eliasson Curatore: Gitte Orskou
Documenti relativi al Padiglione Danimarca dai Cataloghi generali della Biennale di Venezia.
Qui sono allegati i file della scansione dei documenti cartacei dal 1932 al 2011 tratta dai Cataloghi Generali della Biennale reperibili presso la biblioteca della Biennale di Venezia ai Giardini.
Ricerca e digitalizzazione documenti a cura di Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Torna su AREA DI LAVORO Secondo me avete trovato tantissimo materiale, quasi impossibile da leggersi tutto per me. Quindi cercherei di dare organicità ai materiali, controllare i tempi verbali che non parlino al presente. Dovreste trovare un modo per suddividere i materiali
Google Maps:
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Testo 400 caratteri: A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Carl Brummer ha realizzato la galleria neoclassica del padiglione mentre Peter Koch fu autore del corpo di raccordo tra le due pareti e di un lungo corridoio che si allarga in due nicchie e comprende nella parte esterna alcuni alberi del giardino. La facciata dell’edificio presenta un muro liscio e un porticato ad otto colonne con in alto un architrave senza elementi decorativi. Nel 1959 Koch posiziona l’ingresso principale sul lato opposto del padiglione.
Testo Audioguida:
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Nel 1932, con la realizzazione del padiglione danese, viene occupato l’ultimo angolo nel piazzale delle cerimonie.Carl Brummer è l’autore danese del progetto. Il Padiglione è costituito da un’unica sala rettangolare, con l’ingresso al centro del lato maggiore. Lungo il prospetto principale corre un profondo porticato di circa 3 metri – ove trovano collocazione le sculture – scandito da otto colonne che reggono l’architrave dal disegno essenziale. Nel 1958 la Danimarca presenta una proposta di ampliamento del padiglione progettata dal danese Peter Koch. Egli affiancò una sala al padiglione originario, ottenendo una struttura asimmetrica atta a compensare la mancanza di spazio occupato dal Padiglione olandese. Sul retro, sono presenti tre piccole nicchie illuminate dall’alto. Allo spazio si accede attraverso un vestibolo aperto sul viale dei Giardini. Alla Biennale 2013 partecipa l’atrista Jesper Just con Intercourses, (progetto artistico a cura di Lotte S.Lederballe Pedersen) realizzato in collaborazione con Project Projects. Tabella Excel: A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
- “Danish Pavillion, 2011 http://www.danish-pavilion.org Accesso al testo Web il 12/03/2013 (testi tradotti personalmente da Elena Silvestrini e Nicole Valeri)
Storia Padiglione | Premi | 55ˆ Edizione Arte | Esposizioni edizioni passate | Approfondimenti | Fonti
PADIGLIONE DANIMARCA
di Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele ZanchiStoria del padiglione
il Padiglione danese nasce nel 1932 per opera dell’architetto Carl Brummer. Nel 1958 viene ampliato da Peter Koch.
Carl Brummer realizzò la galleria neoclassica, mentre Peter Koch fu autore del corpo di raccordo tra le due pareti e un lungo corridoio che si allarga in due nicchie e comprende nella parte esterna alcuni alberi del giardino. La facciata dell’edificio presenta un muro completamente liscio e un porticato ad otto colonne con sopra un'architrave priva di elementi decorativi. Nel 1959 Koch ne rovesciò l’orientamento posizionando l’ingresso principale sul lato opposto
http://atcasa.corriere.it/gallery/Biennale-Architettura-2012/In-citta/2012/08/02/padiglioni-storici/padiglioni-storici_gallery_12.shtml
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Premi e riconoscimenti speciali
Nel 2009, alla Biennale Arte, vinse una delle quattro Menzioni speciali.
Il Curare Mondi: una menzione speciale al duo Michael Elmgreen & Ingar Dragset.
Nel 2006, alla Biennale di Architettura, il padiglione danese ottenne il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale. ("CO-EVOLUTION" in collaborazione con la Cina sullo sviluppo urbano sostenibile in Cina).
(http://www.labiennale.org/it/arte/archivio/esposizione/premi/premi.html?back=true)
(http://www.labiennale.org/it/architettura/storia/10.html?back=true)
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55^ Edizione Arte 2013
Artista: Jesper Just
Curatore: Lotte S. Lederballe Pedersen
Jesper Just (nato nel 1974 a Copenhagen, Danimarca) è un’artista danese, che vive e lavora tra Copenhagen e New York. Dal 1997 al 2003 ha studiato presso la Royal Danish Accademy of Fine Arts. Just lavora esclusivamente in pellicola. Lavori datati dal 2003 e poco prima sono registrati in file digitali. Tutti i lavori realizzati successivamente sono realizzati in pellicola e trasferiti poi successivamente in video HD. Le immagini risultanti sono piene di atmosfera. La colonna sonora è realizzata specificatamente per ogni video in collaborazione con diversi musicisti. I suoi lavori sono stati esposti in tutta Europa, negli Stati Uniti, tra cui: l’Hammer Museum, Los Angeles CA (2005), il Miami Art Museum, Miami, FL (2007), il Witt de With a Rotterdam, Paesi Bassi (2007). I suoi lavori più recenti (settembre 2008) includono: Romantic Delusions esposto al Brooklyn Museum, U-Turn esposto al Copenhagen Quadrennial e al Liverpool Biennial (Liverpool, UK).
www.biennalediveneziaarte.bogspot.it
www.labiennale.org
www.Wikipedia.com
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Esposizioni Edizioni Arte passate
Edizione 2011Mostra "Speech Masters"
Artisti:
- Agency (internazionale, fondata nel 1992)
- Ayreen Anastas & Rene Gabri (Palestina & Iran)
- Robert Crumb (USA, 1943)
- Stelios Faitakis (Grecia, 1976)
- FOS (Danimarca, 1971)
- Sharon hayes (USA, 1970)
- Han Hoogerbrugge (Paesi Bassi, 1963)
- Mikhail Karikis (Grecia, 1975)
- Thomas Kilpper (Germania, 1956)
- Runo Lagomarsino (Argentina/Svezia, 1977)
- Tala Madani (Iran, 1981)
- Wendelien van Oldenborgh (Paesi Bassi, 1962)
- Lilibeth Cuenca Rasmussen (Danimarca, 1970)
- Taryn Simon (USA, 1975)
- Jan Švankmajer (Repubblica Ceca, 1934)
- Johannes af tavsheden
- Tilman Wendland (Germania, 1969)
- Zhang Dali (Cina, 1963)
Curatore: Katerina Gregos
La mostra Speech Masters
In occasione della 54. Biennale di Venezia, il Padiglione Danese ospitò una mostra collettiva di artisti internazionali, curata da Katerina Gregos, che esplorava il tema estremamente attuale e complesso della libertà di parola. La questione della libertà di parola viene sempre più messa in discussione alla luce delle trasformazioni che stanno avendo luogo in tutto il mondo, sia nei regimi autoritari che nelle democrazie liberali, in cui le libertà civili sembrano essere oggetto di crescenti minacce. Oltre a riferirsi in modo specifico alla Danimarca, il tema scelto è di particolare rilevanza se si considera quanto sta accadendo attualmente nel mondo .
I concetti di libertà di parola e libertà di espressione sono, forse, così globali perché gli argomenti che essi coprono sono molto vasti. Sono fondamentalmente destinati ad ampliare tanto questioni politiche e culturali, quanto tematiche sociali e personali. E hanno anche un impatto su altre aree con le quali sono correlati, come la libertà di stampa, la censura e l’autocensura, Internet, il copyright, la proprietà intellettuale, la privatizzazione della conoscenza, la protesta e l’ordine pubblico, lo spazio pubblico, aspetti giudiziari e legali, la pornografia, l’orientamento sessuale, le preferenze di stile di vita e i diritti umani in generale.
La Danimarca gode di una consolidata reputazione di libertà di parola e libertà di stampa. Più volte è stata inserita fra i primi dieci paesi nella classifica del Worldwide Press Freedom Index ed è sempre stata uno dei protagonisti del dibattito pubblico su una serie di tematiche progressiste che riguardano la libertà di parola; ma ha anche subito il cosiddetto ‘trauma della libertà di parola’, e proprio per questa ragione il Padiglione Danese sembra essere la sede più adatta per promuovere una discussione su questi temi.L’obbiettivo è quello di provocare un dibattito ponderato e far emergere la complessità del tema della libertà di parola, che sembra essere utilizzato sempre maggiormente come vuoto slogan politico oggetto di un dibattito molto semplificato, parziale e populista.
La mostra si propone di mettere in evidenza alcune delle caratteristiche intrinseche, ambiguità e zone d’ombra relative al tema, sottolineando il fatto che la libertà di parola non può essere esercitata o applicata in forma programmatica o rigidamente prestabilita, e che i suoi confini non possono essere facilmente delimitati.
Anche la questione della libertà di espressione in generale è importante, dal momento che si ricollega non solo all’espressione artistica e letteraria, alla libertà dei media e di Internet, ma anche al modo in cui abitiamo e occupiamo lo spazio pubblico, altro ambito nel quale assistiamo a una crescente regolamentazione. Internet di fatto contribuisce al dibattito con un’ulteriore dimensione: quella della portata della libertà di espressione e di problemi quali la proprietà, il controllo e la divulgazione delle informazioni. E infine, gli artisti contemporanei, nella cosiddetta ‘libera società’, operano a partire dal presupposto de facto che essi stessi possano svolgere la loro opera in condizioni di libertà, ma fino a che punto? E quale natura ha la stessa libertà dell’arte, in un’epoca in cui il concetto dell’autonomia artistica scende a compromessi con interessi economici o privati?
La mostra Speech Matters raggruppa 18 artisti internazionali provenienti da 12 paesi. Sono presenti artisti di paesi in cui la libertà di parola viene tuttora messa in discussione e minacciata, come Cina e Iran; artisti di paesi nei quali la questione sta diventando sempre più scottante, come i Paesi Bassi; ma anche artisti la cui opera ha costantemente riguardato questo tema in un modo o nell’altro. Artisti di generazioni diverse – il più anziano è nato nel 1934, il più giovane nel 1981 – che operano con media diversi: da fotografia, pittura e installazioni a fumetti e animazioni. Per il Padiglione Danese sono state commissionate 13 nuove installazioni e opere. Il risultato è una mostra ricca di sorprese, nella quale emergono vari filoni complementari più che una singola narrazione scelta dalla curatrice.
Va precisato che il significato di ‘libertà di parola’ in questo contesto non si riferisce esclusivamente alla ‘parola parlata’ in sé stessa, ma anche a questioni inestricabilmente correlate che riguardano la libertà dell’espressione artistica.
Opere Extra Muros
Oltre alle opere esibite all’interno del Padiglione Danese, il progetto si proponeva di rivolgere l’attenzione anche ad alcuni spazi esterni al padiglione stesso, mettendo così in discussione il carattere più privato dell’edificio e attivando invece lo spazio che lo circonda. A tal fine, tre artisti hanno dato forma a grandi opere all’aperto:
- Thomas Kilpper - Pavilion for Revolutionary Free Speech
- Stelios Faitakis - Imposition Symphony
- FOS – Osloo
(http://www.danish-pavilion.org/pdf/Press_Release_20_May_2011_Italian.pdf)
Note sugli artisti mostra 2011
Traduzione da: (http://www.danish-pavilion.org/)
Edizione 2009Artisti: Thora Dolven Balke, Massimo Bartolini, Hernan Bass, Guillaume Bijl, Maurizio Cattelan, Elmgreen & Dragset, Pepe Espaliù, Tom of Finland, Simon Fujiwara, Han & Him, Laura Horelli, Martin Jacobson, William E. Jones, Terence Koh, Jani Leinonen, Klara Liden, Jonathan Monk, Nico Muhly, Norway Says, Henrik Olesen, Nina Saunders, Vibeke Slyngstad, Sturtevant, Wolfgang Tillmans
Curatore: Michael Elmgreen
Edizione 2007
Artisti: Troels Worsel
Curatore: Holger Reenberg
Edizione 2005
Artisti: Eva Koch, Joachim Koester, Peter Land, Ann Lislegaard, Gitte Villesen
Curatore: Sanne Kofod Olsen
Edizione 2003
Artista: Olafur Eliasson
Curatore: Gitte Orskou
Edizione 2001
Artisti: Henning Christiansen, Ursula Reuter Christiansen
Curatori: Dorthe Abilgaard, Sanne Kofold Olsen
Edizione 1999
Artisti: Peter Bonde, Jason Rhoades
Curatori: Marianne Torp Ockenholt, Jerome Sans
Edizione 1997
Artista: Kirsten Ortwed
Curatore: Lene Burkardt
Edizione 1995
Artista: John Olsen
Curatore: Mette Wivel
Edizione 1993
Artista: Jorn Larsen
Curatore: Marianne Barbusse
Edizione 1990
Artista: Torben Ebbesen
Curatore: Helle Behrndt
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Approfondimenti
Documenti relativi al Padiglione Danimarca dai Cataloghi generali della Biennale di Venezia.
Qui sono allegati i file della scansione dei documenti cartacei dal 1932 al 2011 tratta dai Cataloghi Generali della Biennale reperibili presso la biblioteca della Biennale di Venezia ai Giardini.
Ricerca e digitalizzazione documenti a cura di Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
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AREA DI LAVORO
Secondo me avete trovato tantissimo materiale, quasi impossibile da leggersi tutto per me. Quindi cercherei di dare organicità ai materiali, controllare i tempi verbali che non parlino al presente. Dovreste trovare un modo per suddividere i materiali
Google Maps:
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Testo 400 caratteri:
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Carl Brummer ha realizzato la galleria neoclassica del padiglione mentre Peter Koch fu autore del corpo di raccordo tra le due pareti e di un lungo corridoio che si allarga in due nicchie e comprende nella parte esterna alcuni alberi del giardino. La facciata dell’edificio presenta un muro liscio e un porticato ad otto colonne con in alto un architrave senza elementi decorativi. Nel 1959 Koch posiziona l’ingresso principale sul lato opposto del padiglione.
Testo Audioguida:
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Nel 1932, con la realizzazione del padiglione danese, viene occupato l’ultimo angolo nel piazzale delle cerimonie.Carl Brummer è l’autore danese del progetto.Il Padiglione è costituito da un’unica sala rettangolare, con l’ingresso al centro del lato maggiore. Lungo il prospetto principale corre un profondo porticato di circa 3 metri – ove trovano collocazione le sculture – scandito da otto colonne che reggono l’architrave dal disegno essenziale.
Nel 1958 la Danimarca presenta una proposta di ampliamento del padiglione progettata dal danese Peter Koch. Egli affiancò una sala al padiglione originario, ottenendo una struttura asimmetrica atta a compensare la mancanza di spazio occupato dal Padiglione olandese.
Sul retro, sono presenti tre piccole nicchie illuminate dall’alto.
Allo spazio si accede attraverso un vestibolo aperto sul viale dei Giardini.
Alla Biennale 2013 partecipa l’atrista Jesper Just con Intercourses, (progetto artistico a cura di Lotte S.Lederballe Pedersen) realizzato in collaborazione con Project Projects.
Tabella Excel:
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
File Audio:
PRIMA PROVA
A cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi
Riferimenti bibliografici/sitografici/link
- “SPEECH MATTERS – The Danish Pavilion at the 54th International Art Exhibition – la Biennale di Venezia”
http://www.danish-pavilion.org/pdf/Press_Release_20_May_2011_Italian.pdf
Accesso al testo web il 12/03/2013
- “Danish Pavillion, 2011
http://www.danish-pavilion.org
Accesso al testo Web il 12/03/2013
(testi tradotti personalmente da Elena Silvestrini e Nicole Valeri)
- Marco Fastino, “I padiglioni storici”, 2 Agosto 2012
http://atcasa.corriere.it/gallery/Biennale-Architettura-2012/In-citta/2012/08/02/padiglioni-storici/padiglioni-storici_gallery_12.shtml
Accesso al testo Web il 12/03/2013
- La Biennale di Venezia, “Luoghi”
http://www.labiennale.org/it/luoghi/padiglioni.html?back=true
Accesso al testo web il 13/03/2013
- La Biennale di Venezia – Archiettura, “Città. Architettura e società”
http://www.labiennale.org/it/architettura/storia/10.html?back=true
Accesso al testo web il 13/03/2013
- La Biennale di Venezia – Arte, “53. Esposizione Internazionale d’Arte – Guria e premi”
http://www.labiennale.org/it/arte/archivio/esposizione/premi/premi.html?back=true
Accesso al testo web il 13/o3/2013
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Lavoro e ricerca a cura di: Elena Silvestrini, Nicole Valeri, Samuele Zanchi