Padiglione Franciadi Gaia Caregnato e Aurora Elisabetta Urban
Storia Padiglione Questo Padiglione è situato alla sinistra del padiglione britannico. E' stato eretto nel 1912 su progetto di Umberto Bellotto in contemporanea al padiglione svedese. Questo Padiglione esordì con una personale del grande maestro della scultura impressionista Auguste Rodin. Architettonicamente presenta quattro sale interne e all'esterno un porticato ionico a pianta ovale preceduto da alcuni gradini dai quali si levano le colonne. La parte più originale del progetto è rappresentata dalla terrazza sopra il porticato, che si presenta chiusa da 4 pilastri arrotondati e da una ringhiera a motivi geometrici realizzata in ferro battuto su progetto di Umberto Bellotto. All'interno lo spazio è suddiviso in quattro stanze.
Curiosità Data l'importanza storico-artistica della Francia, che fino alla seconda guerra mondiale ha rappresentato il punto di riferimento mondiale dell'arte, in alcune storiche edizioni della Biennale d’Arte il Padiglione francese annovera nomi di fama mondiale, appartenenti a diverse correnti artistiche: il cubista Georges Braque (nel 1948), il divisionista Paul Signac (nel 1920), il fauve Henri Matisse (nel 1928 e nel 1950) e, postumo, il post-impressionista Henri de Toulouse-Lautrec (nel 1930).
Premi e riconoscimenti 2005 - Annette Messager - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale2000 - Jean Nouv - Leone d'oro per la biennale architettura1997 - Fabrice Hybert - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale1986 - Daniel Buren - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale
55^ Edizione Arte 2013 Artisti: Ai Weiwei , Dayanita Singh, Santu Mafokeng e Romuald KarmakarCurator: Susanne Gensheimer, direttrice del Museo d’arte moderna di Francoforte.Sede: Padiglione Francia Artista: Anri SalaCurator: Christine MacelSede: Padiglione Germania
Note sui protagonisti di questa edizioneL’edizione 2013 della Biennale si rivela piuttosto inusuale, in quanto Francia e Germania si scambieranno i rispettivi padiglioni, in segno di integrazione e trasnazionalità. Questa sostituzione, già discussa dai ministri degli Esteri dei sue Stati durante gli ultimi dieci anni, diverrà un ulteriore punto d’interesse all’interno della Biennale, e di certo rimarrà come un segno importante nella sua storia. Il padiglione Francia verrà curato da Susanne Gensheimer. I partecipanti sono l’artista cinese Ai Weiwei, la fotografa indiana Dayanita Singh, l’artista sudafricano Santu Mafokeng e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar. Il padiglione Germania, che ospiterà la Francia, sarà curato da Christine Macel che ha scelto l’artista Anri Sala. La scelta segna una decisa inversione di tendenza nelle opzioni transalpine, che per la prima volta cadono su un creativo relativamente giovane dopo tante edizioni che avevano visto il padiglione occupato da artisti ultracinquantenni.
Esposizioni Edizioni Arte passate Edizione 2011 Artista: Christian BoltanskiCuratore: Jean-Hubert MartinTitolo opera: Chance Christian Boltanski ha rappresentato la Francia alla 54.Biennale di Venezia. La scelta di presentare un solo artista nel Padiglione nazionale è continuata. Boltanski è stato scelto da Olivier Poivre d’Arvor, direttore di Culturesfrance e da Olivier Kaeppelin, delegato alle “Arts Plastiques” del Ministero della Cultura e della Comunicazione, d’accordo con il Consiglio scientifico, e invitato quale uno degli artisti più importanti della scena contemporanea francese. Ha voluto come curatore Jean-Hubert Martin, che tra i suoi tanti incarichi è stato direttore del Centre Pompidou ed è attualmente “Conservateur Général du Patrimoine”. L’artista ha preso l’invito con una certa ironia e in un’intervista, alla domanda se lo considerasse una consacrazione, ha risposto che era ormai anziano e che in realtà quel che più gli interessava era realizzare il suo progetto. L’installazione che ha proposto si intitola “Chance” e si è sviluppata sull’idea delle possibilità, del destino, della sorte: il Padiglione è stato attraversato all’interno da centinaia di foto di bambini appena nati, che scorrevano su un nastro trasportatore. Ogni tanto, lo scorrere di immagini si fermava casualmente, si illuminava uno dei visi e contemporaneamente suonava un allarme. Una volta avvenuta la scelta di “Chance” nasceva quel bambino. Poi le foto riprendevano a scorrere fino all’arresto successivo. Lo spettatore doveva sedersi all’ingresso del Padiglione, mentre nel sedersi una voce in varie lingue gli poneva delle domande.In una delle sale laterali, un contatore numerico registrava con numeri luminosi, da una parte il numero delle nascite, dall’altra quello delle morti nel mondo. Ogni sera a mezzanotte si verificava il saldo di quel giorno e siccome il numero delle nascite superava quello delle morti, è stato testimoniato che ogni giorno la vita vince sulla morte. Nell’altra sala, un grande schermo proiettava continuamente volti umani, che apparivano divisi in tre strisce orizzontali e mescolati tra loro nelle combinazioni più varie, talvolta mostruose. Il lavoro era interattivo, poiché lo spettatore premendo un pulsante fermava un volto, sulla cui composizione ancora una volta interveniva la sorte: se per un caso, le tre strisce appartenevano allo stesso viso, il fortunato visitatore vinceva l’immagine. C'era una possibilità su oltre 14.000 che questo si verificasse.Nel corso di tutta la Biennale, è stato possibile accedere ad una versione Internet dell’opera sul sito www.boltanski-chance.com.Christian Boltanski mette in gioco una serie di elementi che fanno parte della sua ricerca, come ha sottolineato egli stesso: ognuno di noi è unico e insostituibile, ma il gioco della vita fa sì che fortunatamente ognuno venga rimpiazzato da un altro, in un flusso infinito. La vita e la morte che tanto spesso sono stati al centro di sue opere, insieme alla memoria, entrano qui in un gioco più lieve, ma non meno significativo, che promette di coinvolgere a fondo il pubblico.“Chance” è stato patrocinato da Citroën ed entrerà a far parte alla chiusura dell’Esposizione delle collezioni del Centre National des Arts Plastiques, che cura l’organizzazione generale del Padiglione.
Edizione 2009Artista: Claude LévêqueCuratore: Christian BernardTitolo dell'Opera: La grand soir
Un’aria da catafalco dietro il peristilio si innalza una parete nera, cieca, muta, inaccogliente. Anche la facciata concava è dipinta di nero. Spostamenti limitati, senso di costrizione, lo sguardo scivolatra le sbarre. Qui la luce è intensa, i muri madreperlacei la raffreddano e la diffrangono. L’essenziale dell’opera di Claude Lévêque si concretizza in installazioni che articolano oggetti, suoni e luci e che s’impadroniscono potentemente di luoghi e spettatori. L’artista sviluppa così, sin dall’inizio degli anni ottanta, un universo di emozioni, a metà strada fra coercizione ed estasi. Ricordo traumatizzato o nostalgico degli stupori dell’infanzia, ambivalenza dei segni e degli affetti, rabbia del desiderio, rivolta di fronte alla difficoltà dell’essere e alla violenza del mondo, l’universo di Lévêque trova materiale e focalizza il proprio oggetto nella distruzione. Il disagio o l’inquietudine essenziali scaturiti dalle sue messinscene e l’ambiguità dei sentimenti suscitati dai propri congegni emblematizzano le forme contemporanee del controllo sociale e dell’oppressione, volontaria o involontaria schiavitù. « Vogliamo finirla con questo mondo irreale» proclama un neon dell’artista, con una scrittura a mano le cui lettere tremolanti e febbricitanti simboleggiano la condizione dominata e/o ribelle. si tratta di una frase di Florence rey, affascinante icona francesedella violenza nichilista. Questo enunciato radicale dà il tono dell’opera spesso teatrale, spettacolare e impressionante di Lévêque. Eppure utilizza soltanto l’asimmetrica forza dei deboli. Arte totale e arte povera, arte del reale nella sua crudeltà e arte del sogno nei suoi inquietanti labirinti, arte dell‘aberrazione, tra il panico e il meraviglioso. Ecco l’installazione Le Grand Soir. Il titolo è un leitmotiv del discorso rivoluzionario: grande sera del «vecchio mondo», degli «antichi regimi». La civetta della libertà vola solo, se vola, a notte fonda.
Edizione 2007Artista: Sophie CalleTitolo: Take care of yourself
L'opera concettuale di Sophie Calle presentata al Padiglione Francia della Biennale di Venezia 2007 indaga sull'artista e sulla percezione di sè. Sophie Calle presenta al Padiglione Francia, in un’operazione che ormai è il suo marchio di fabbrica, l'audace concretizzazione di una possibilità, o meglio, l'investigazione di tutte le possibilità per non guardare in faccia l'unica plausibile: attraverso una mail, l'uomo che amava l'ha lasciata con un inaspettato monito Abbia cura di sé e lei non trova in sé alcuna risposta se non seguire questo consiglio, dedicandosi del tempo e cercando di capire, scoprendo le traduzioni che di questa mail fanno le centosette diverse professioniste da lei convocate a giudizio. Investigando tra ciò che sa e ciò che non vuole sapere, ipotizzando tra limiti interpretativi e possibilità recondite, Sophie Calle propone un'opera, semplicemente concettuale, in cui tutto è reale, tutto viene rappresentato con i sacri crismi della verità, ma in cui la risposta tanto cercata rimane evanescente.
Edizione 2005Artista: Annette MessagerTitolo: Casino
Annette Messager occupa l'intero padiglione della Francia alla Biennale di Venezia 2005 con il progetto " Casino", ispirato a Pinocchio, che ha vinto il Leone d'oro per la migliore partecipazione nazionale. Le avventure del burattino sono lo spunto per parlarci, in modo poetico, dell'atto creativo e del nostro percorso umano." Messager ci invita a seguirla nel suo cammino in tre tappe. Nella prima sala, quella dei giochi rischiosi e pericolosi, si attraversa una foresta di oggetti disparati in mezzo ai quali si muove la marionetta come un sonnambulo. Il ritmo si accelera e si amplifica nella seconda sala. Un grande drappo rosso si muove e si gonfia di un vento improvviso mentre sotto di esso, in trasparenza, si agita una vita misteriosa: luci si accendono e si spengono, si intravedono forme che si gonfiano e si sgonfiano, che appaiono e scompaiono.Il vento pervade l'istallazione come l' impetuoso segnale di una burrasca, quasi il respiro di un mostro o il battito di un grosso cuore. Si è stregati da quello che avviene nella stanza . Si è presi dentro a quest'onda rossa e il suo ritmo ipnotico ci da' la sensazione di essere sospesi in un tempo senza fine. Ma, inesorabile, un enorme orologio, che appare e scompare, ci annuncia che il tempo concesso al burattino sta per scadere. Dalla stanza accanto, l'ultima, provengono rumori inquietanti: il burattino è diventato umano e una macchina infernale ne scaraventa i pezzi di qua e di là. Nella vita di Pinocchio burattino l'artista vede una metafora degli artisti che aspirano all'immortalità e non ad essere qualcuno che passa. La marionetta, diventata umana, ha quella nostra stessa fragilità che non ci permette di sfuggire ad un tempo finito. Possiamo giocare, ma la fine incombe su di noi. Quest'opera di Annette Messager è più drammatica delle precedenti e, anche se in modo giocoso, sembra portarci verso qualcosa di grave. Non ci sono vie di scampo.
Edizione 2003Artista: Jean-Marc BustamanteTitolo: Il padiglione delle Amazzoni
Il Padiglione delle Amazzoni è stato concepito come una sorta di opera d’arte totale, una summa –se così si può dire- della ricerca portata avanti dall’artista negli ultimi anni. Prima d’ogni altra cosa il percorso dello spettatore, sin dall’inizio, è disorientato dall’impedimento dell’entrata centrale, sostituita con una lastra di vetro trasparente, che “specchia” all’esterno. Entrati da una piccola apertura laterale, si passa in una sorta di “camera di decompressione” per proseguire in una stanza di più ampio respiro che comprende i recenti lavori fotografici: grandi immagini in plexiglas che ritraggono gruppi di ragazzi in atmosfere notturne, scaricate dall’artista direttamente da internet e virate in un verde noir e spettrale. Si passa poi nella parte che dà il nome al Padiglione e che ne rappresenta il lato migliore: i quattro grandi ritratti delle Amazzoni, definite da Bustamante “come delle cariatidi che fungono da sostegno per lo spazio ”. I volti delle donne sono impassibili, quasi ieratici. Sono ritratte sullo sfondo di paesaggi indistinti, selvaggi, in zone cosiddette di confine che le pongono in una dimensione senza tempo. Da questo momento in poi il discorso si fa decisamente più complesso, ai limiti del comprensibile. Un enorme polittico multicolore campeggia in fondo alla sala: “io non ho mai fatto pittura -afferma Bustamante - però voglio vedere fino a che punto è possibile sperimentarla con altri mezzi”. Più avanti la sala dei Perroquets (pappagalli): tre gabbie di cristallo, vuote, una sorta di “casa nella casa”. Per quanto chiaro sia il messaggio dell’artista francese, sperimentare i mezzi più diversi, distruggere le barriere della comunicazione artistica, sperimentazione come opera d’arte totale, siamo costretti a segnalare il padiglione francese come confuso, disomogeneo, a tratti costellato da lavori non sempre felici.
Edizione 2001Artista: Pierre HuygheTitolo: Le Château de Turing
Ciò che caratterizza la macchina di Turing è prima di tutto la sua universalità: i confini tra le modalità cognitive dell'uomo, degli animali e la macchina sono aboliti. Tra tutte le possibili macchine di Turing, quello Pierre Huyghe presenta contiene tre metodi di trattamento: umani, vivi e artificiali. Qui, lo spettatore è egli stesso un calcolo di essere, che conduce la sua indagine sotto il controllo retroattivo del computer, inoltre, dirige i processi di elaborazione che culminano nella generazione e di esporre opere d'arte visiva.
Ulteriori edizioni
1999 - Huang Yong Ping, Jean Pierre Bertrand1997 - Fabrice Hybert, Leone d'oro per migliore padiglione nazionale1995 - César Baldaccini 1993 - Jean-Pierre Raynaud1991 - Jean Nouvel - Christian de Portzamparc - Philippe Starck1986 - Daniel Buren1984 - Jean Dubuffet1982 - Simon Hantai1976 - Herve Fisher - Fred Forest - Raymond Hains - Alain Jacquet - Beltrand Lavier - Jean Pierre Raynaud - Jean Michel Sanejouand - Jean Paul Thenot1962 - Alfred Manessier Jean Messagier - Serge Poliakoff - Andrew James Marfaing Guitet1960 - Jean Fautrier1958 - Andrè Masson1956 - Bernard Buffet1952 - Raoul Dufy1950 - Henri Matisse1948 - Georges Braque1930 - Henri de Toulose Lautrec1928 - Henri Matisse1924 - Charles Cottet1922 - Pierre Bonnard1920 - Paul Signac1914 - Emile Antoine1912 - Gaston La touche
A cura di Aurora Elisabetta Urban Testo padiglione 700 caratteri Il padiglione Francia è stato edificato nel 1912 da Faust Finzi. Architettonicamente presenta quattro sale interne e all'esterno un porticato ionico di pianta ovale con alcuni gradini dai quali si levano quattro colonne. La parte più originale del progetto è rappresentata dalla terrazza sul porticato chiusa da 4 pilastri arrotondati e da una ringhiera a motivi geometrici realizzata in ferro battuto Per la biennale 2013 il padiglione si scambierà si sede con la Germania cosa abbastanza insolita nella storia dei padiglioni: Il padiglione verà curato da Susanne gensaimache ha scelto come artisti Ai Weiwei, Dayanita Singh, Santu Mafokeng e Romueld Karmakar. Ricordiamo tra le più importanti esposizioni quella di Christian Boltanski Chance per la 54 biennale.
Testo padiglione 400 caratteri per nuvoletta Il padiglione Francia é stato edificato nel 1912 da Faust Finzi. Architettonicamente presenta quattro sale interne e all'esterno un porticato ionico di pianta ovale con alcuni gradini dai quali si levano quattro colonne. La parte più originale del progetto è rappresentata dalla terrazza sul porticato chiusa da 4 pilastri arrotondati e da una ringhiera a motivi geometrici realizzata in ferro battuto. Il padiglione si trova vicino la Gran Bretagna.
Storia del padiglione Il padiglione francese è stato eretto nel 1912 ai Giardini della Biennale, su progetto di Umberto Bellotto e in contemporanea con il padiglione svedese. La Francia esordì con una personale del famosissimo artista Auguste Rodin. La facciata dell’edificio è caratterizzata da un porticato ionico a pianta ovale, preceduto da alcuni gradini sovrastati da quattro colonne, sopra al quale si apre un’ampia terrazza. L’interno invece è suddiviso in quattro stanze.
Edizione 2013 L’edizione 2013 della Biennale si rivelerà piuttosto inusuale, in quanto Francia e Germania si scambieranno i rispettivi padiglioni, in segno di integrazione e trasnazionalità. Questa sostituzione, già discussa dai ministri degli Esteri dei sue Stati durante gli ultimi dieci anni, diventerà un ulteriore punto d’interesse all’interno della Biennale, e di certo rimarrà come un segno importante nella sua storia.
Curator: Susanne Gensheimer, direttrice del Museo d’arte moderna di Francoforte. Artisti: Ai Weiwei (artista cinese), Dayanita Singh (fotografa indiana), Santu Mafokeng (artista sudafricano) e Romuald Karmakar (regista franco-tedesco) Nell’edizione 2013 Germania e Francia si scambieranno i padiglioni.
Premi 1986 - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale a Daniel Buren 1997 - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale a Fabrice Hybert 2000 - Leone d'oro per la biennale architettura a Jean Nouv 2005 - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale a Annette Messager
Lo sapevi che… In alcune edizioni della Biennale d’Arte la Francia ha presentato artisti di fama mondiale, appartenenti a diverse correnti artistiche. I maggiori esempi sono il cubista Georges Braque (nel 1948), il divisionista Paul Signac (nel 1920), il fauve Henri Matisse (nel 1928 e nel 1950) e, postumo, il post-impressionista Henri de Toulouse-Lautrec (nel 1930).
Testo per audioguida (Gaia Caregnato) CORRETTOIl padiglione francese è stato progettato dall’architetto Umberto Bellotto. Fu costruito nel corso del 1912, contemporaneamente al padiglione svedese, ed esordì con una mostra personale di un artista internazionalmente noto come Auguste Rodin. La facciata dell’edificio è caratterizzata da un porticato ionico a pianta ovale, preceduto da alcuni gradini sovrastati da quattro colonne, sopra al quale si apre un’ampia terrazza. Nell’edizione del 2013 Francia e Germania si scambieranno i padiglioni. Quello francese sarà gestito dalla Germania ospitando l’artista cinese Ai Weiwei, la fotografa indiana Dayanita Singh, l’artista sudafricano Santu Mafokeng e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar. La cura è affidata a Susanne Gaensheimer. La Francia allestirà il padiglione tedesco, a cura di Christine Macel, presentando l’artista albanese Anri Sala.
Testo nuvola (Gaia Caregnato)Il padiglione fu eretto nel 1912 ed esordì con una personale di Rodin. La facciata dell’edificio è caratterizzata da un porticato ionico a pianta ovale, preceduto da alcuni gradini sovrastati da quattro colonne. Nel 2013 il padiglione francese ospiterà la Germania con l’artista cinese Ai Weiwei, la fotografa indiana Dayanita Singh, l’artista sudafricano Santu Mafokeng e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar. La curatrice è Susanne Gaensheimer. Link materiali http://www.labiennale.org/it/arte/storia/padiglion.html?back=true
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Padiglione Franciadi Gaia Caregnato e Aurora Elisabetta Urban
Storia Padiglione
Questo Padiglione è situato alla sinistra del padiglione britannico. E' stato eretto nel 1912 su progetto di Umberto Bellotto in contemporanea al padiglione svedese. Questo Padiglione esordì con una personale del grande maestro della scultura impressionista Auguste Rodin. Architettonicamente presenta quattro sale interne e all'esterno un porticato ionico a pianta ovale preceduto da alcuni gradini dai quali si levano le colonne. La parte più originale del progetto è rappresentata dalla terrazza sopra il porticato, che si presenta chiusa da 4 pilastri arrotondati e da una ringhiera a motivi geometrici realizzata in ferro battuto su progetto di Umberto Bellotto. All'interno lo spazio è suddiviso in quattro stanze.
Curiosità
Data l'importanza storico-artistica della Francia, che fino alla seconda guerra mondiale ha rappresentato il punto di riferimento mondiale dell'arte, in alcune storiche edizioni della Biennale d’Arte il Padiglione francese annovera nomi di fama mondiale, appartenenti a diverse correnti artistiche: il cubista Georges Braque (nel 1948), il divisionista Paul Signac (nel 1920), il fauve Henri Matisse (nel 1928 e nel 1950) e, postumo, il post-impressionista Henri de Toulouse-Lautrec (nel 1930).
Premi e riconoscimenti
2005 - Annette Messager - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale2000 - Jean Nouv - Leone d'oro per la biennale architettura1997 - Fabrice Hybert - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale1986 - Daniel Buren - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale
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55^ Edizione Arte 2013
Artisti: Ai Weiwei , Dayanita Singh, Santu Mafokeng e Romuald KarmakarCurator: Susanne Gensheimer, direttrice del Museo d’arte moderna di Francoforte.Sede: Padiglione Francia
Artista: Anri SalaCurator: Christine MacelSede: Padiglione Germania
Note sui protagonisti di questa edizioneL’edizione 2013 della Biennale si rivela piuttosto inusuale, in quanto Francia e Germania si scambieranno i rispettivi padiglioni, in segno di integrazione e trasnazionalità. Questa sostituzione, già discussa dai ministri degli Esteri dei sue Stati durante gli ultimi dieci anni, diverrà un ulteriore punto d’interesse all’interno della Biennale, e di certo rimarrà come un segno importante nella sua storia.
Il padiglione Francia verrà curato da Susanne Gensheimer. I partecipanti sono l’artista cinese Ai Weiwei, la fotografa indiana Dayanita Singh, l’artista sudafricano Santu Mafokeng e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar.
Il padiglione Germania, che ospiterà la Francia, sarà curato da Christine Macel che ha scelto l’artista Anri Sala. La scelta segna una decisa inversione di tendenza nelle opzioni transalpine, che per la prima volta cadono su un creativo relativamente giovane dopo tante edizioni che avevano visto il padiglione occupato da artisti ultracinquantenni.
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Esposizioni Edizioni Arte passate
Edizione 2011
Artista: Christian BoltanskiCuratore: Jean-Hubert MartinTitolo opera: Chance
Christian Boltanski ha rappresentato la Francia alla 54.Biennale di Venezia. La scelta di presentare un solo artista nel Padiglione nazionale è continuata. Boltanski è stato scelto da Olivier Poivre d’Arvor, direttore di Culturesfrance e da Olivier Kaeppelin, delegato alle “Arts Plastiques” del Ministero della Cultura e della Comunicazione, d’accordo con il Consiglio scientifico, e invitato quale uno degli artisti più importanti della scena contemporanea francese. Ha voluto come curatore Jean-Hubert Martin, che tra i suoi tanti incarichi è stato direttore del Centre Pompidou ed è attualmente “Conservateur Général du Patrimoine”. L’artista ha preso l’invito con una certa ironia e in un’intervista, alla domanda se lo considerasse una consacrazione, ha risposto che era ormai anziano e che in realtà quel che più gli interessava era realizzare il suo progetto. L’installazione che ha proposto si intitola “Chance” e si è sviluppata sull’idea delle possibilità, del destino, della sorte: il Padiglione è stato attraversato all’interno da centinaia di foto di bambini appena nati, che scorrevano su un nastro trasportatore. Ogni tanto, lo scorrere di immagini si fermava casualmente, si illuminava uno dei visi e contemporaneamente suonava un allarme. Una volta avvenuta la scelta di “Chance” nasceva quel bambino. Poi le foto riprendevano a scorrere fino all’arresto successivo. Lo spettatore doveva sedersi all’ingresso del Padiglione, mentre nel sedersi una voce in varie lingue gli poneva delle domande.In una delle sale laterali, un contatore numerico registrava con numeri luminosi, da una parte il numero delle nascite, dall’altra quello delle morti nel mondo. Ogni sera a mezzanotte si verificava il saldo di quel giorno e siccome il numero delle nascite superava quello delle morti, è stato testimoniato che ogni giorno la vita vince sulla morte. Nell’altra sala, un grande schermo proiettava continuamente volti umani, che apparivano divisi in tre strisce orizzontali e mescolati tra loro nelle combinazioni più varie, talvolta mostruose. Il lavoro era interattivo, poiché lo spettatore premendo un pulsante fermava un volto, sulla cui composizione ancora una volta interveniva la sorte: se per un caso, le tre strisce appartenevano allo stesso viso, il fortunato visitatore vinceva l’immagine. C'era una possibilità su oltre 14.000 che questo si verificasse.Nel corso di tutta la Biennale, è stato possibile accedere ad una versione Internet dell’opera sul sito www.boltanski-chance.com.Christian Boltanski mette in gioco una serie di elementi che fanno parte della sua ricerca, come ha sottolineato egli stesso: ognuno di noi è unico e insostituibile, ma il gioco della vita fa sì che fortunatamente ognuno venga rimpiazzato da un altro, in un flusso infinito. La vita e la morte che tanto spesso sono stati al centro di sue opere, insieme alla memoria, entrano qui in un gioco più lieve, ma non meno significativo, che promette di coinvolgere a fondo il pubblico.“Chance” è stato patrocinato da Citroën ed entrerà a far parte alla chiusura dell’Esposizione delle collezioni del Centre National des Arts Plastiques, che cura l’organizzazione generale del Padiglione.
Edizione 2009Artista: Claude LévêqueCuratore: Christian BernardTitolo dell'Opera: La grand soir
Un’aria da catafalco dietro il peristilio si innalza una parete nera, cieca, muta, inaccogliente. Anche la facciata concava è dipinta di nero. Spostamenti limitati, senso di costrizione, lo sguardo scivolatra le sbarre. Qui la luce è intensa, i muri madreperlacei la raffreddano e la diffrangono. L’essenziale dell’opera di Claude Lévêque si concretizza in installazioni che articolano oggetti, suoni e luci e che s’impadroniscono potentemente di luoghi e spettatori. L’artista sviluppa così, sin dall’inizio degli anni ottanta, un universo di emozioni, a metà strada fra coercizione ed estasi. Ricordo traumatizzato o nostalgico degli stupori dell’infanzia, ambivalenza dei segni e degli affetti, rabbia del desiderio, rivolta di fronte alla difficoltà dell’essere e alla violenza del mondo, l’universo di Lévêque trova materiale e focalizza il proprio oggetto nella distruzione. Il disagio o l’inquietudine essenziali scaturiti dalle sue messinscene e l’ambiguità dei sentimenti suscitati dai propri congegni emblematizzano le forme contemporanee del controllo sociale e dell’oppressione, volontaria o involontaria schiavitù. « Vogliamo finirla con questo mondo irreale» proclama un neon dell’artista, con una scrittura a mano le cui lettere tremolanti e febbricitanti simboleggiano la condizione dominata e/o ribelle. si tratta di una frase di Florence rey, affascinante icona francesedella violenza nichilista. Questo enunciato radicale dà il tono dell’opera spesso teatrale, spettacolare e impressionante di Lévêque. Eppure utilizza soltanto l’asimmetrica forza dei deboli. Arte totale e arte povera, arte del reale nella sua crudeltà e arte del sogno nei suoi inquietanti labirinti, arte dell‘aberrazione, tra il panico e il meraviglioso. Ecco l’installazione Le Grand Soir. Il titolo è un leitmotiv del discorso rivoluzionario: grande sera del «vecchio mondo», degli «antichi regimi». La civetta della libertà vola solo, se vola, a notte fonda.
Edizione 2007Artista: Sophie CalleTitolo: Take care of yourself
L'opera concettuale di Sophie Calle presentata al Padiglione Francia della Biennale di Venezia 2007 indaga sull'artista e sulla percezione di sè. Sophie Calle presenta al Padiglione Francia, in un’operazione che ormai è il suo marchio di fabbrica, l'audace concretizzazione di una possibilità, o meglio, l'investigazione di tutte le possibilità per non guardare in faccia l'unica plausibile: attraverso una mail, l'uomo che amava l'ha lasciata con un inaspettato monito Abbia cura di sé e lei non trova in sé alcuna risposta se non seguire questo consiglio, dedicandosi del tempo e cercando di capire, scoprendo le traduzioni che di questa mail fanno le centosette diverse professioniste da lei convocate a giudizio.
Investigando tra ciò che sa e ciò che non vuole sapere, ipotizzando tra limiti interpretativi e possibilità recondite, Sophie Calle propone un'opera, semplicemente concettuale, in cui tutto è reale, tutto viene rappresentato con i sacri crismi della verità, ma in cui la risposta tanto cercata rimane evanescente.
Edizione 2005Artista: Annette MessagerTitolo: Casino
Annette Messager occupa l'intero padiglione della Francia alla Biennale di Venezia 2005 con il progetto " Casino", ispirato a Pinocchio, che ha vinto il Leone d'oro per la migliore partecipazione nazionale. Le avventure del burattino sono lo spunto per parlarci, in modo poetico, dell'atto creativo e del nostro percorso umano." Messager ci invita a seguirla nel suo cammino in tre tappe. Nella prima sala, quella dei giochi rischiosi e pericolosi, si attraversa una foresta di oggetti disparati in mezzo ai quali si muove la marionetta come un sonnambulo. Il ritmo si accelera e si amplifica nella seconda sala. Un grande drappo rosso si muove e si gonfia di un vento improvviso mentre sotto di esso, in trasparenza, si agita una vita misteriosa: luci si accendono e si spengono, si intravedono forme che si gonfiano e si sgonfiano, che appaiono e scompaiono.Il vento pervade l'istallazione come l' impetuoso segnale di una burrasca, quasi il respiro di un mostro o il battito di un grosso cuore. Si è stregati da quello che avviene nella stanza . Si è presi dentro a quest'onda rossa e il suo ritmo ipnotico ci da' la sensazione di essere sospesi in un tempo senza fine. Ma, inesorabile, un enorme orologio, che appare e scompare, ci annuncia che il tempo concesso al burattino sta per scadere. Dalla stanza accanto, l'ultima, provengono rumori inquietanti: il burattino è diventato umano e una macchina infernale ne scaraventa i pezzi di qua e di là.
Nella vita di Pinocchio burattino l'artista vede una metafora degli artisti che aspirano all'immortalità e non ad essere qualcuno che passa. La marionetta, diventata umana, ha quella nostra stessa fragilità che non ci permette di sfuggire ad un tempo finito. Possiamo giocare, ma la fine incombe su di noi. Quest'opera di Annette Messager è più drammatica delle precedenti e, anche se in modo giocoso, sembra portarci verso qualcosa di grave. Non ci sono vie di scampo.
Edizione 2003Artista: Jean-Marc BustamanteTitolo: Il padiglione delle Amazzoni
Il Padiglione delle Amazzoni è stato concepito come una sorta di opera d’arte totale, una summa –se così si può dire- della ricerca portata avanti dall’artista negli ultimi anni.
Prima d’ogni altra cosa il percorso dello spettatore, sin dall’inizio, è disorientato dall’impedimento dell’entrata centrale, sostituita con una lastra di vetro trasparente, che “specchia” all’esterno. Entrati da una piccola apertura laterale, si passa in una sorta di “camera di decompressione” per proseguire in una stanza di più ampio respiro che comprende i recenti lavori fotografici: grandi immagini in plexiglas che ritraggono gruppi di ragazzi in atmosfere notturne, scaricate dall’artista direttamente da internet e virate in un verde noir e spettrale.
Si passa poi nella parte che dà il nome al Padiglione e che ne rappresenta il lato migliore: i quattro grandi ritratti delle Amazzoni, definite da Bustamante “come delle cariatidi che fungono da sostegno per lo spazio ”. I volti delle donne sono impassibili, quasi ieratici. Sono ritratte sullo sfondo di paesaggi indistinti, selvaggi, in zone cosiddette di confine che le pongono in una dimensione senza tempo. Da questo momento in poi il discorso si fa decisamente più complesso, ai limiti del comprensibile. Un enorme polittico multicolore
campeggia in fondo alla sala: “io non ho mai fatto pittura -afferma Bustamante - però voglio vedere fino a che punto è possibile sperimentarla con altri mezzi”. Più avanti la sala dei
Perroquets (pappagalli): tre gabbie di cristallo, vuote, una sorta di “casa nella casa”. Per quanto chiaro sia il messaggio dell’artista francese, sperimentare i mezzi più diversi, distruggere le barriere della comunicazione artistica, sperimentazione come opera d’arte totale, siamo costretti a segnalare il padiglione francese come confuso, disomogeneo, a tratti costellato da lavori non sempre felici.
Edizione 2001Artista: Pierre HuygheTitolo: Le Château de Turing
Ciò che caratterizza la macchina di Turing è prima di tutto la sua universalità: i confini tra le modalità cognitive dell'uomo, degli animali e la macchina sono aboliti. Tra tutte le possibili macchine di Turing, quello Pierre Huyghe presenta contiene tre metodi di trattamento: umani, vivi e artificiali. Qui, lo spettatore è egli stesso un calcolo di essere, che conduce la sua indagine sotto il controllo retroattivo del computer, inoltre, dirige i processi di elaborazione che culminano nella generazione e di esporre opere d'arte visiva.
Ulteriori edizioni
1999 - Huang Yong Ping, Jean Pierre Bertrand1997 - Fabrice Hybert, Leone d'oro per migliore padiglione nazionale1995 - César Baldaccini1993 - Jean-Pierre Raynaud1991 - Jean Nouvel - Christian de Portzamparc - Philippe Starck1986 - Daniel Buren1984 - Jean Dubuffet1982 - Simon Hantai1976 - Herve Fisher - Fred Forest - Raymond Hains - Alain Jacquet - Beltrand Lavier - Jean Pierre Raynaud - Jean Michel Sanejouand - Jean Paul Thenot1962 - Alfred Manessier Jean Messagier - Serge Poliakoff - Andrew James Marfaing Guitet1960 - Jean Fautrier1958 - Andrè Masson1956 - Bernard Buffet1952 - Raoul Dufy1950 - Henri Matisse1948 - Georges Braque1930 - Henri de Toulose Lautrec1928 - Henri Matisse1924 - Charles Cottet1922 - Pierre Bonnard1920 - Paul Signac1914 - Emile Antoine1912 - Gaston La touche
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Riferimenti bibliografici / Sitografici / link
La Biennale di Venezia, Cento anni di arte e cultura, Editoriale Giorgio Mondadori
Wikipedia - http://en.wikipedia.org/wiki/Venice_Biennale
http://www.labiennale.org/it/arte/storia/padiglion.html?back=true
http://www.artribune.com/2012/11/la-biennale-di-venezia-2013-e-gia-nella-storia-francia-e-germania-fanno-a-scambio-di-padiglioni-e-non-ospitano-artisti-nazionali/
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AREA LAVORO STUDENTI
A cura di Aurora Elisabetta Urban
Testo padiglione 700 caratteri
Il padiglione Francia è stato edificato nel 1912 da Faust Finzi.
Architettonicamente presenta quattro sale interne e all'esterno un porticato ionico di pianta ovale con alcuni gradini dai quali si levano quattro colonne.
La parte più originale del progetto è rappresentata dalla terrazza sul porticato chiusa da 4 pilastri arrotondati e da una ringhiera a motivi geometrici realizzata in ferro battuto
Per la biennale 2013 il padiglione si scambierà si sede con la Germania cosa abbastanza insolita nella storia dei padiglioni:
Il padiglione verà curato da Susanne gensaimache ha scelto come artisti Ai Weiwei, Dayanita Singh, Santu Mafokeng e Romueld Karmakar.
Ricordiamo tra le più importanti esposizioni quella di Christian Boltanski Chance per la 54 biennale.
Testo padiglione 400 caratteri per nuvoletta
Il padiglione Francia é stato edificato nel 1912 da Faust Finzi.
Architettonicamente presenta quattro sale interne e all'esterno un porticato ionico di pianta ovale con alcuni gradini dai quali si levano quattro colonne.
La parte più originale del progetto è rappresentata dalla terrazza sul porticato chiusa da 4 pilastri arrotondati e da una ringhiera a motivi geometrici realizzata in ferro battuto.
Il padiglione si trova vicino la Gran Bretagna.
Tabella Excel
a cura di Aurora Elisabetta Urban
Audio guida Francia a cura di Aurora Elisabetta Urban
padiglione Francia - descrizione
https://www.wikispaces.com/site/embedthumbnail/custom/23067418?h=0&w=0
Mappa di Aurora Elisabetta Urban
FRANCIA
Gaia Caregnato
Storia del padiglione
Il padiglione francese è stato eretto nel 1912 ai Giardini della Biennale, su progetto di Umberto Bellotto e in contemporanea con il padiglione svedese. La Francia esordì con una personale del famosissimo artista Auguste Rodin.
La facciata dell’edificio è caratterizzata da un porticato ionico a pianta ovale, preceduto da alcuni gradini sovrastati da quattro colonne, sopra al quale si apre un’ampia terrazza. L’interno invece è suddiviso in quattro stanze.
Edizione 2013
L’edizione 2013 della Biennale si rivelerà piuttosto inusuale, in quanto Francia e Germania si scambieranno i rispettivi padiglioni, in segno di integrazione e trasnazionalità. Questa sostituzione, già discussa dai ministri degli Esteri dei sue Stati durante gli ultimi dieci anni, diventerà un ulteriore punto d’interesse all’interno della Biennale, e di certo rimarrà come un segno importante nella sua storia.
Curator: Susanne Gensheimer, direttrice del Museo d’arte moderna di Francoforte.
Artisti: Ai Weiwei (artista cinese), Dayanita Singh (fotografa indiana), Santu Mafokeng (artista sudafricano) e Romuald Karmakar (regista franco-tedesco)
Nell’edizione 2013 Germania e Francia si scambieranno i padiglioni.
Premi
1986 - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale a Daniel Buren
1997 - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale a Fabrice Hybert
2000 - Leone d'oro per la biennale architettura a Jean Nouv
2005 - Leone d'oro per migliore padiglione nazionale a Annette Messager
Lo sapevi che…
In alcune edizioni della Biennale d’Arte la Francia ha presentato artisti di fama mondiale, appartenenti a diverse correnti artistiche. I maggiori esempi sono il cubista Georges Braque (nel 1948), il divisionista Paul Signac (nel 1920), il fauve Henri Matisse (nel 1928 e nel 1950) e, postumo, il post-impressionista Henri de Toulouse-Lautrec (nel 1930).
Edizioni passate
Riferimenti bibliografici/sitografici
http://www.labiennale.org/it/arte/storia/padiglion.html?back=true
http://www.artribune.com/2012/11/la-biennale-di-venezia-2013-e-gia-nella-storia-francia-e-germania-fanno-a-scambio-di-padiglioni-e-non-ospitano-artisti-nazionali/
MAPPA DI URBAN
Testo per audioguida (Gaia Caregnato) CORRETTOIl padiglione francese è stato progettato dall’architetto Umberto Bellotto. Fu costruito nel corso del 1912, contemporaneamente al padiglione svedese, ed esordì con una mostra personale di un artista internazionalmente noto come Auguste Rodin.
La facciata dell’edificio è caratterizzata da un porticato ionico a pianta ovale, preceduto da alcuni gradini sovrastati da quattro colonne, sopra al quale si apre un’ampia terrazza.
Nell’edizione del 2013 Francia e Germania si scambieranno i padiglioni. Quello francese sarà gestito dalla Germania ospitando l’artista cinese Ai Weiwei, la fotografa indiana Dayanita Singh, l’artista sudafricano Santu Mafokeng e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar. La cura è affidata a Susanne Gaensheimer. La Francia allestirà il padiglione tedesco, a cura di Christine Macel, presentando l’artista albanese Anri Sala.
Testo nuvola (Gaia Caregnato)Il padiglione fu eretto nel 1912 ed esordì con una personale di Rodin. La facciata dell’edificio è caratterizzata da un porticato ionico a pianta ovale, preceduto da alcuni gradini sovrastati da quattro colonne. Nel 2013 il padiglione francese ospiterà la Germania con l’artista cinese Ai Weiwei, la fotografa indiana Dayanita Singh, l’artista sudafricano Santu Mafokeng e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar. La curatrice è Susanne Gaensheimer.
Link materiali
http://www.labiennale.org/it/arte/storia/padiglion.html?back=true
http://www.youtube.com/watch?v=c7nNeZbi8f4
http://labiennale.org/it/arte/videocenter/france.html?back=true
CULTFRAME. Exit. Mostra di Christian Boltanski
Christian Boltanski – Chance. Il sito
http://www.artribune.com/2012/11/la-biennale-di-venezia-2013-e-gia-nella-storia-francia-e-germania-fanno-a-scambio-di-padiglioni-e-non-ospitano-artisti-nazionali/
Gaia Caregnato