Storia del padiglione Nel 1955, grazie ad una donazione di Shojiro Ishibashi, direttore della Galleria d'Arte Moderna Bridgestone di Tokyo, il governo giapponese decide di costruire un padiglione giapponese alla Biennale di Venezia con sede i Giardini della Biennale. Il padiglione giapponese è opera di Yosizaka Takamasa, allievo di Le Corbusier e suo collaboratore tra il 1950 e il 1952. Un blocco unico con pianta quadrata che dà vita a due ambienti distinti, quello esterno tra i piloni in cemento e l’interno, con diversi richiami nipponici dall’illuminazione discreta alle decorazioni, cui si acceda attraverso una scala. Il padiglione giapponese della Biennale di Venezia è quello con la storia più lunga rispetto alle altre nazioni asiatiche. I metodi di costruzione sono stati selezionati con l'obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2.
Padiglione Giapponese di Yosizaka Takamasa ai Giardini della Biennale (Venezia)
Curiosità Il Giappone è uno dei tre padiglioni storici costruiti nel 1956 insieme a Canada e Finlandia. È il primo padiglione asiatico.
Premi e riconoscimenti Alla 13. Mostra Internazionale di Architettura nel 2012 ll Giappone vince il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale con l'opera: "Architecture possible here?" Home-for-All di Naoya Hatakeyama; Kumiko Inui; Sou Fujimoto; Akihisa Hirata. Commissionato da Toyo Ito, Atsuko Sato e Tae Mori.
Torna su 55^ Edizione Arte 2013 Artista: Koki TanakaCuratore: Mika Kuraya Alla 55^ Edizione della Biennale Arte, “Il Palazzo Enciclopedico” curata da Massimiliano Gioni, il padiglione giapponese esporrà da giugno a novembre 2013, un progetto artistico di Koki Tanaka, commissionato dalla Japan Foundation con curatore Mika Kuraya (capo curatore del dipartimento di belle arti del museo di arte moderna di Tokyo).Il titolo del lavoro sarà “abstract speaking - sharing uncertainty and collective acts”. In questa edizione verrano presentati nove progetti.
I nove progetti sono: staircase, precarious tasks, poet, piano, haircut, pottery, distance, painting, architecture biennale.
I progetti prevedono la formazione di gruppi ognuno dei quali ha compiti precisi. Ad esempio il progetto "haircut" è gestito da un gruppo di nove parrucchieri che tagliano i capelli ad una stessa persona, in "piano" cinque musicisti compongono su un pianoforte, in "poet" cinque poeti scrivono una poesia, alla fine le poesie create dai singoli poeti verrano raccolte a formare un unica poesia. In "pottery" alcuni ceramisti producono un singolo vaso.Un altro progetto prevede un gruppo che vaga per le strade di notte com una torcia in mano. Questi progetti appartengono a quello che Tanaka chiama "collective acts".
Progetto "poet"
Progetto "haircut"
Progetti "piano"
Progetto "precarious tasks #1 swinging a flash light while we walk at night"
Edizione Biennale Arte, 2011 Teleco-soupPer la 54^ esposizione del 2011, Il Padiglione Giappone ospita l’artista Tabaimo (Hyogo, 1975), autrice della video-installazione teleco-soup, dal concept ispirato al sovvertimento “fluido” dei valori condivisi. Il titolo della mostra, Teleco-soup, indica in giapponese l’idea di una zuppa “invertita”, ovvero il ribaltamento delle relazioni acqua-cielo, fluido e recipiente, il sé e il mondo. Coniato dalla stessa artista, il termine rievoca una tradizione intellettuale che affonda le radici nell’identità nazionale di uno stato insulare, o sul fenomeno recentemente denominato “sindrome Galapagos”, originariamente riferito all’incompatibilità tra la tecnologia giapponese e i mercati internazionali, ma oggi applicabile ai molti aspetti della società giapponese all’epoca della globalizzazione. La struttura della mostra fa inoltre riferimento ad un proverbio attribuito al noto filosofo cinese Zhuangzi, “la rana nel pozzo non può immaginare l’oceano”, la cui versione giapponese prevede l’estensione “ma conosce l’altezza del cielo”. Attraverso l’utilizzo della proiezione multicanale e pannelli a specchio, Tabaimo trasforma l’interno del Padiglione in un pozzo e lo spazio aperto sottostante nel cielo. Il video esordisce con una piccola cellula che si evolve in corpo e prosegue con descrizioni di Tabaimo stessa, della gente che abita il Giappone attualmente e della società giapponese tutta, evocando uno spazio in continua espansione. La successione di immagini porterà alla ricognizione dell’inimmaginabile ampiezza del pozzo, o del Giappone contemporaneo; attraverso l’orientamento antigravitazionale ci porrà in contatto con un’infinita profondità/altezza nel mondo eterno del cielo sottostante, visibile attraverso un’apertura posta al centro del pavimento del Padiglione. Tramite la dilatazione dei confini spaziali, l’installazione destabilizza i rapporti tra le prospettive sopra/sotto, interno/esterno, ampio/angusto e immerge lo spettatore in un’esperienza fisica che lo porta a interrogarsi se sia davvero così piccolo il mondo di una rana nel pozzo.E ancora, come possiamo mediare i punti di contatto tra l’individuale e il comune, come mediamo le nostre “Sindromi Galapagos?”
Teleco-soup
Torna su Esposizione Edizioni Architettura Edizione 2011, 13° edizione Biennale Architettura Home for All - Premio Leone d'oroIl perimetro del padiglione è ricoperto da fotografie scattate da Naoya Hatakeyama nel quale la linea dell’orizzonte domina su tutto. Il suolo è una macchia indefinita, completamente piatta, dalla quale sono scomparsi gli edifici, gli alberi e soprattutto le persone. Le immagini testimoniano la forza dello tsunami che nel marzo 2011 ha colpito un fronte di costa nipponica, lasciando senza casa più di 400.000 persone. Toyo Ito coinvolge tre giovani architetti già affermati sulla scena internazionale in un progetto collettivo che ha come principale obiettivo quello di dimostrare che è ancora possibile abitare nei territori devastati dal terremoto e dalla conseguente ondata marina. La location è la cittadina di Rikuzentakata, che si trova esattamente di fronte all’epicentro del sisma di magnitudo 9.0; gli architetti coinvolti sono Kumiko Inui, Akihisa Irata, Sou Fujimoto. Il progetto cerca di dare una risposta concreta al disagio del terremoto del 2011. Il padiglione, curato da Toyo Ito, si pone una semplice domanda: "Architecture. Possible now?" Pensare e fare architettura è ancora possibile (soprattutto dopo un disastro del genere)? Questo probabilmente è proprio il punto di partenza comune, il Common Ground invocato fin dal titolo di questa edizione della Kermesse veneziana (titolo dato dal curatore David Chipperfield). Questo lavoro è il racconto della loro esperienza professionale ma soprattutto umana. Un viaggio in una città improvvisamente scomparsa ma che rivive grazie ai suoi abitanti, già organizzati con tende e strutture di fortuna, pronti a dare una mano per suggerire e proporre idee ai progettisti. Le soluzioni che emergono dal workshop durato più di sei mesi, perdono l’autoreferenzialità tipica di ogni architetto, per contaminarsi e stemperarsi in forme spontanee, che prevedono l’uso di materiali di recupero trovati tra le macerie. Il progetto finale prevede l’uso dei tronchi di cedro abbattuti dallo tsunami, che sorreggono alcuni volumi sfalsati, aperti su grandi terrazze aggettanti e collegati da semplici scale. "Home for all" prevede la costruzione di strutture ricreative che possano dare alle popolazioni colpite un punto di incontro dove parlare, bere o mangiare insieme. Il progetto cerca di ricostruire anche le relazioni tra le persone, disperse nei vari centri d'accoglienza.
Struttura organizzativa del padiglione Particolarmente prestigiosa ed impegnativa è la cura della partecipazione giapponese alle diverse sezioni della Biennale di Venezia, dove il Giappone nel corso degli anni ha ricevuto importanti riconoscimenti al valore delle opere presentate.In Italia la Japan Foundation fa parte delle partecipazioni nazionali in ogni edizione della Biennale, come organizzatore del padiglione Giappone.Nel sito ufficiale del padiglione giapponese che fa sempre parte della Japan Foundation si possono trovare gli approfondimenti riguardo a committenti, artisti/architetti partecipanti alle varie edizioni della Biennale a partire dal 1991 fino al 2013. https://www.jpf.go.jp/e/
TESTO PER LA REGISTRAZIONE DI GIORGIA GIANESIN Il Padiglione Giappone, costruito nel 1955 su progetto dell’architetto Yosizaka Takamasa, ha la storia più lunga rispetto alle altre nazioni asiatiche. Grazie ad una donazione di Shojiro Ishibashi, direttore della Galleria d'Arte Moderna Bridgestone di Tokyo, il governo giapponese accettò di costruire il padiglione nei Giardini della Biennale. L’edificio consiste in un blocco unico con pianta quadrata che dà vita a due ambienti distinti, quello esterno tra piloni in cemento e quello interno, con diversi richiami nipponici: dall’illuminazione discreta alle decorazioni.I metodi di costruzione sono stati selezionati con l'obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2.L’artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del Padiglione è Mika Kuraya.
TESTO PER LA NUVOLA DI GOOGLE MAPS GIORGIA GIANESIN Il Padiglione Giappone, costruito nel 1955 su progetto dell’architetto Yosizaka Takamasa, ha la storia più lunga rispetto alle altre nazioni asiatiche. I metodi di costruzione sono stati selezionati con l'obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2.L’artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del Padiglione è Mika Kuraya.
TESTO PER LA REGISTRAZIONE DI MARCO VALONTA Il padiglione Giappone, costruito nel 1955 è opera di Yosizaka Takamasa, allievo di Le Corbusier.È quello con la storia più lunga tra i padiglioni delle nazioni asiatiche. Il padiglione si presenta come un blocco unico con pianta quadrata che da vita a due ambienti distinti, quello esterno tra i piloni in cemento e l'interno con diversi richiami nipponici.Alla 13esima Mostra Internazionale di Architettura nel 2012 ll Giappone vince il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale con l'opera “È possibile qui l’architettura?” Il progetto ha cercato di dare una risposta concreta al disagio del terremoto del 2011.L'artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del padiglione è Mika Kuraya.Il titolo dell’esposizione di questa edizione sarà “Il parlare astratto - condividendo incertezza e atti collettivi.”
TESTO PER LA NUVOLA DI GOOGLE MAPS MARCO VALONTA Il padiglione Giappone, costruito nel 1955 è opera di Yosizaka Takamasa, allievo di Le Corbusier.È quello con la storia più lunga tra i padiglioni delle nazioni asiatiche. Il padiglione si presenta come un blocco unico con pianta quadrata che da vita a due ambienti distinti, quello esterno tra i piloni in cemento e l'interno con diversi richiami nipponici.L'artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del padiglione è Mika Kuraya.
Storia Padiglione | Curiosità | Premi | 55ˆ Edizione | Ed.Arte | Ed.Architettura | Organizzazione | Fonti |
di Giorgia Gianesin e Marco Valonta
Storia del padiglione
Nel 1955, grazie ad una donazione di Shojiro Ishibashi, direttore della Galleria d'Arte Moderna Bridgestone di Tokyo, il governo giapponese decide di costruire un padiglione giapponese alla Biennale di Venezia con sede i Giardini della Biennale. Il padiglione giapponese è opera di Yosizaka Takamasa, allievo di Le Corbusier e suo collaboratore tra il 1950 e il 1952. Un blocco unico con pianta quadrata che dà vita a due ambienti distinti, quello esterno tra i piloni in cemento e l’interno, con diversi richiami nipponici dall’illuminazione discreta alle decorazioni, cui si acceda attraverso una scala. Il padiglione giapponese della Biennale di Venezia è quello con la storia più lunga rispetto alle altre nazioni asiatiche. I metodi di costruzione sono stati selezionati con l'obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2.
Curiosità
Il Giappone è uno dei tre padiglioni storici costruiti nel 1956 insieme a Canada e Finlandia. È il primo padiglione asiatico.
Premi e riconoscimenti
Alla 13. Mostra Internazionale di Architettura nel 2012 ll Giappone vince il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale con l'opera: "Architecture possible here?" Home-for-All di Naoya Hatakeyama; Kumiko Inui; Sou Fujimoto; Akihisa Hirata. Commissionato da Toyo Ito, Atsuko Sato e Tae Mori.
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55^ Edizione Arte 2013
Artista: Koki TanakaCuratore: Mika Kuraya
Alla 55^ Edizione della Biennale Arte, “Il Palazzo Enciclopedico” curata da Massimiliano Gioni, il padiglione giapponese esporrà da giugno a novembre 2013, un progetto artistico di Koki Tanaka, commissionato dalla Japan Foundation con curatore Mika Kuraya (capo curatore del dipartimento di belle arti del museo di arte moderna di Tokyo).Il titolo del lavoro sarà “abstract speaking - sharing uncertainty and collective acts”.
In questa edizione verrano presentati nove progetti.
I nove progetti sono: staircase, precarious tasks, poet, piano, haircut, pottery, distance, painting, architecture biennale.
I progetti prevedono la formazione di gruppi ognuno dei quali ha compiti precisi. Ad esempio il progetto "haircut" è gestito da un gruppo di nove parrucchieri che tagliano i capelli ad una stessa persona, in "piano" cinque musicisti compongono su un pianoforte, in "poet" cinque poeti scrivono una poesia, alla fine le poesie create dai singoli poeti verrano raccolte a formare un unica poesia. In "pottery" alcuni ceramisti producono un singolo vaso.Un altro progetto prevede un gruppo che vaga per le strade di notte com una torcia in mano. Questi progetti appartengono a quello che Tanaka chiama "collective acts".
Esposizioni Arte passate
Edizione Biennale Arte, 2011
Teleco-soupPer la 54^ esposizione del 2011, Il Padiglione Giappone ospita l’artista Tabaimo (Hyogo, 1975), autrice della video-installazione teleco-soup, dal concept ispirato al sovvertimento “fluido” dei valori condivisi.
Il titolo della mostra, Teleco-soup, indica in giapponese l’idea di una zuppa “invertita”, ovvero il ribaltamento delle relazioni acqua-cielo, fluido e recipiente, il sé e il mondo. Coniato dalla stessa artista, il termine rievoca una tradizione intellettuale che affonda le radici nell’identità nazionale di uno stato insulare, o sul fenomeno recentemente denominato “sindrome Galapagos”, originariamente riferito all’incompatibilità tra la tecnologia giapponese e i mercati internazionali, ma oggi applicabile ai molti aspetti della società giapponese all’epoca della globalizzazione. La struttura della mostra fa inoltre riferimento ad un proverbio attribuito al noto filosofo cinese Zhuangzi, “la rana nel pozzo non può immaginare l’oceano”, la cui versione giapponese prevede l’estensione “ma conosce l’altezza del cielo”. Attraverso l’utilizzo della proiezione multicanale e pannelli a specchio, Tabaimo trasforma l’interno del Padiglione in un pozzo e lo spazio aperto sottostante nel cielo.
Il video esordisce con una piccola cellula che si evolve in corpo e prosegue con descrizioni di Tabaimo stessa, della gente che abita il Giappone attualmente e della società giapponese tutta, evocando uno spazio in continua espansione. La successione di immagini porterà alla ricognizione dell’inimmaginabile ampiezza del pozzo, o del Giappone contemporaneo; attraverso l’orientamento antigravitazionale ci porrà in contatto con un’infinita profondità/altezza nel mondo eterno del cielo sottostante, visibile attraverso un’apertura posta al centro del pavimento del Padiglione. Tramite la dilatazione dei confini spaziali, l’installazione destabilizza i rapporti tra le prospettive sopra/sotto, interno/esterno, ampio/angusto e immerge lo spettatore in un’esperienza fisica che lo porta a interrogarsi se sia davvero così piccolo il mondo di una rana nel pozzo.E ancora, come possiamo mediare i punti di contatto tra l’individuale e il comune, come mediamo le nostre “Sindromi Galapagos?”
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Esposizione Edizioni Architettura
Edizione 2011, 13° edizione Biennale Architettura
Home for All - Premio Leone d'oroIl perimetro del padiglione è ricoperto da fotografie scattate da Naoya Hatakeyama nel quale la linea dell’orizzonte domina su tutto. Il suolo è una macchia indefinita, completamente piatta, dalla quale sono scomparsi gli edifici, gli alberi e soprattutto le persone. Le immagini testimoniano la forza dello tsunami che nel marzo 2011 ha colpito un fronte di costa nipponica, lasciando senza casa più di 400.000 persone.
Toyo Ito coinvolge tre giovani architetti già affermati sulla scena internazionale in un progetto collettivo che ha come principale obiettivo quello di dimostrare che è ancora possibile abitare nei territori devastati dal terremoto e dalla conseguente ondata marina. La location è la cittadina di Rikuzentakata, che si trova esattamente di fronte all’epicentro del sisma di magnitudo 9.0; gli architetti coinvolti sono Kumiko Inui, Akihisa Irata, Sou Fujimoto. Il progetto cerca di dare una risposta concreta al disagio del terremoto del 2011. Il padiglione, curato da Toyo Ito, si pone una semplice domanda: "Architecture. Possible now?"
Pensare e fare architettura è ancora possibile (soprattutto dopo un disastro del genere)? Questo probabilmente è proprio il punto di partenza comune, il Common Ground invocato fin dal titolo di questa edizione della Kermesse veneziana (titolo dato dal curatore David Chipperfield). Questo lavoro è il racconto della loro esperienza professionale ma soprattutto umana. Un viaggio in una città improvvisamente scomparsa ma che rivive grazie ai suoi abitanti, già organizzati con tende e strutture di fortuna, pronti a dare una mano per suggerire e proporre idee ai progettisti. Le soluzioni che emergono dal workshop durato più di sei mesi, perdono l’autoreferenzialità tipica di ogni architetto, per contaminarsi e stemperarsi in forme spontanee, che prevedono l’uso di materiali di recupero trovati tra le macerie. Il progetto finale prevede l’uso dei tronchi di cedro abbattuti dallo tsunami, che sorreggono alcuni volumi sfalsati, aperti su grandi terrazze aggettanti e collegati da semplici scale.
"Home for all" prevede la costruzione di strutture ricreative che possano dare alle popolazioni colpite un punto di incontro dove parlare, bere o mangiare insieme. Il progetto cerca di ricostruire anche le relazioni tra le persone, disperse nei vari centri d'accoglienza.
Riferimenti bibliografici/ sitografici / link
http://atcasa.corriere.it/gallery/Biennale-2010/In-citta/2010/08/12/padiglioni-storici/padiglioni-storici_gallery_23.shtml#galleryhttp://en.wikipedia.org/wiki/Venice_Biennale#Japanhttp://www.jpf.go.jp/venezia-biennale/http://www.jpf.go.jp/venezia-biennale/arc/e/index.htmlhttp://www.jpf.go.jp/venezia-biennale/art/e/index.htmlhttps://www.jpf.go.jp/e/http://www.jfroma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=119%3Abiennale&catid=33%3Aeventi&Itemid=62&lang=ithttp://www.archiportale.com/news/2012/08/architettura/i-vincitori-della-13.-biennale-di-architettura-di-venezia_29005_3.htmlhttp://atcasa.corriere.it/Biennale-Architettura-2012/News/2012/08/30/padiglione-giappone-leone-oro_6.shtml#leggi
Struttura organizzativa del padiglione
Particolarmente prestigiosa ed impegnativa è la cura della partecipazione giapponese alle diverse sezioni della Biennale di Venezia, dove il Giappone nel corso degli anni ha ricevuto importanti riconoscimenti al valore delle opere presentate.In Italia la Japan Foundation fa parte delle partecipazioni nazionali in ogni edizione della Biennale, come organizzatore del padiglione Giappone.Nel sito ufficiale del padiglione giapponese che fa sempre parte della Japan Foundation si possono trovare gli approfondimenti riguardo a committenti, artisti/architetti partecipanti alle varie edizioni della Biennale a partire dal 1991 fino al 2013.
https://www.jpf.go.jp/e/
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AREA LAVORO STUDENTI
MAPPA DI GIORGIA GIANESIN
MAPPA DI MARCO VALONTA
TESTO PER LA REGISTRAZIONE DI GIORGIA GIANESIN
Il Padiglione Giappone, costruito nel 1955 su progetto dell’architetto Yosizaka Takamasa, ha la storia più lunga rispetto alle altre nazioni asiatiche. Grazie ad una donazione di Shojiro Ishibashi, direttore della Galleria d'Arte Moderna Bridgestone di Tokyo, il governo giapponese accettò di costruire il padiglione nei Giardini della Biennale. L’edificio consiste in un blocco unico con pianta quadrata che dà vita a due ambienti distinti, quello esterno tra piloni in cemento e quello interno, con diversi richiami nipponici: dall’illuminazione discreta alle decorazioni.I metodi di costruzione sono stati selezionati con l'obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2.L’artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del Padiglione è Mika Kuraya.
TESTO PER LA NUVOLA DI GOOGLE MAPS GIORGIA GIANESIN
Il Padiglione Giappone, costruito nel 1955 su progetto dell’architetto Yosizaka Takamasa, ha la storia più lunga rispetto alle altre nazioni asiatiche. I metodi di costruzione sono stati selezionati con l'obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2.L’artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del Padiglione è Mika Kuraya.
TESTO PER LA REGISTRAZIONE DI MARCO VALONTA
Il padiglione Giappone, costruito nel 1955 è opera di Yosizaka Takamasa, allievo di Le Corbusier.È quello con la storia più lunga tra i padiglioni delle nazioni asiatiche. Il padiglione si presenta come un blocco unico con pianta quadrata che da vita a due ambienti distinti, quello esterno tra i piloni in cemento e l'interno con diversi richiami nipponici.Alla 13esima Mostra Internazionale di Architettura nel 2012 ll Giappone vince il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale con l'opera “È possibile qui l’architettura?” Il progetto ha cercato di dare una risposta concreta al disagio del terremoto del 2011.L'artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del padiglione è Mika Kuraya.Il titolo dell’esposizione di questa edizione sarà “Il parlare astratto - condividendo incertezza e atti collettivi.”
TESTO PER LA NUVOLA DI GOOGLE MAPS MARCO VALONTA
Il padiglione Giappone, costruito nel 1955 è opera di Yosizaka Takamasa, allievo di Le Corbusier.È quello con la storia più lunga tra i padiglioni delle nazioni asiatiche. Il padiglione si presenta come un blocco unico con pianta quadrata che da vita a due ambienti distinti, quello esterno tra i piloni in cemento e l'interno con diversi richiami nipponici.L'artista scelto per la 55esima edizione è Koki Tanaka e il curatore del padiglione è Mika Kuraya.
TABELLA EXCEL DI GIORGIA GIANESIN
TABELLA EXCEL DI MARCO VALONTA
Giorgia Gianesin, Marco Valonta