PADIGLIONE ALBANIA
a cura di Refie Hamiti e Giacomo Busso
Storia Padiglione - 54° esposizione internazionale d'arte - 13° esposizione internazionale di architettura - 12°esposizione internazionale di architettura



Storia Padiglione



Il padiglione dell'Albania nasce nel 2011 in occasione della 54°esposizione internazionale d'arte utilizzando lo spazio Rolak in Giudecca.
La nomina di curatore viene data all'italiano d'arte professor Riccardo Caldura che, a marzo dello stesso anno,annuncia gli artisti Anila Rubiku, Orion Shima, Gentian Shkurti, Eltjon Valle e Driant Zeneli.
La mostra viene chiamata Geopathies, un titolo che mira a evidenziare la stretta relazione tra l'opera d'arte e il contesto geografico, sociale e storico. Il curatore ha detto che la selezione dei cinque artisti è stata fatta prendendo in considerazione le loro passate esperienza nazionali ed internazionali e la varietà dei loro approcci stilistici e formali.

Nel 2012 la 13° esposizione internazionale di architettura viene inaugurata al palazzo Zorzi, che ospita la sede dell'UNESCO . Il curatore nominato è Dritan Zajmi che propone un'intera squadra di artisti che progettano l'uso e la rivalutazione dei bunker. In Albania vi sono circa 750.000 per una popolazione di 3 milinoni di abitanti, una follia architettonica, frutto di paranoie sviluppate durante i quarant'anni di dittatura. L'UNESCO oltre ad ospitare il padiglione sostiene la conservazione e la tutela del patrimonio storico albanese.

Per questa 55° esposizione d'arte non è prevista la partecipazione dell'Albania.


Esposizioni delle edizioni passate




54° esposizione internazionale d'Arte



curatore: Riccardo Caldura
artisti: Anila Rubiku, Orion Shima, Gentian Shkurti, Eltjon Valle e Driant Zeneli

Cinque gli artisti invitati per l’occasione, che vivono sia in Albania che all’estero (soprattutto in Italia) mantenendo però stretti contatti con il paese di origine. E’ di questa particolare condizione fatta non solo di allontanamento, ma anche di vicinanza, e di un conseguente nuovo sentire, che parla il titolo stesso della mostra. Geopatie, parola composta da due parole greche: GE ( o GÈA), terra; PÀTHOS (passione, affetto). Si tratta dunque di una indagine intorno al rapporto fra opera, sentire e contesto, inteso quest’ultimo come l’insieme delle componenti storiche, sociali, culturali e geografiche che compongono la complessa scacchiera di ciò che possiamo intendere oggi come terra, come la propria terra, il proprio luogo di origine, e di eventuale ritorno. Può sembrare un paradosso parlare di luogo d’origine in una dimensione che, soprattutto per quello che riguarda le arti contemporanee, si rivela essere sempre più internazionale e dunque globalizzata. Ma all’interno di questo orizzonte globalizzato non vengono affatto meno le connessioni profonde fra opera e quella complessa scacchiera a cui si accennava.

Anzi, le opere sembrano rivelarsi sempre di più dei dispositivi particolarmente sensibili nel registrare le differenze e le affezioni dei luoghi, cioè la complessa dinamica che intercorre fra la dimensione umana e il contesto, l’intorno. Nella loro completa autonomia di linguaggi, soluzioni formali e opzioni poetiche i cinque artisti invitati mettono in gioco, in maniera molto intensa, la loro relazione con il paese di provenienza, un paese in profonda trasformazione come è l’Albania attuale.

Anila Rubiku propone una nuova e complessa installazione basata su una serie di cappelli da uomo accuratamente ricamati a mano dalle molte persone coinvolte nel processo di produzione dell’opera: “Other countries. Other citizenships” . L’artista, che vive fra l’Italia, la Francia e l’Albania, si chiede cosa resti del luogo da cui siamo partiti, nella dimensione dell’esilio e dell’incontro con altre culture e altre persone.

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Anila Rubiku "other countries. Other citizenship"


Nei lavori più recenti di Orion Shima, artista attivo a Tirana dove vive e insegna alla Accademia di Belle Arti, emerge con forza un confronto con la terra, intesa come paesaggio (a questo tema sono dedicati alcuni dei suoi lavori di maggior rilievo degli anni scorsi) e come richiamo ad una certa dimensione nostalgica e perduta della relazione con l’ambiente - intatto, spesso innevato e dai toni a volte fiabeschi a volte inquietanti -, come nelle recentissime opere in cui compare la figura di un animale.

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Il nuovo lavoro di Gentian Shkurti, anch’egli attivo a Tirana, si basa sulla sensibilità individuale delle persone verso i colori. L’artista mette in forma le diverse sensibilità producendo, come esempio, un dipinto di paesaggio le cui aree cromatiche rappresentano quantitativamente le preferenze espresse. Un video di documentazione accompagna e illustra la metodologia per l’esecuzione di un dipinto che rispetta, nelle giuste proporzioni e dunque ‘democraticamente’, le preferenze delle persone.

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“Marinz”, è un work in progress, multimediale (disegni, foto, video, installazioni) , al quale si dedica da qualche anno Eltjon Valle. Si basa su una ricerca svolta dall’artista intorno ad un’ area di circa 32 chilometri quadrati dove vi sono molti pozzi di estrazione petrolifera. La compagnia canadese che ha rilevato dalla National Albanian Company Albpetroleum le concessioni sui campi petroliferi di Patos Marinza ha invitato l’artista a lavorare su un progetto che fosse in grado di segnalare il processo di rigenerazione ambientale in atto.

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Driant Zeneli propone un video, basato sulla estrema concentrazione di un evento allo stesso tempo utopistico e stupefacente: toccare la luna, anzi letteralmente sprofondare in essa. E’ tutta la ricerca dell’artista, originario di Scutari, ad essere attraversata da una particolare attenzione per gli aspetti della realtà ai confini con l’immaginario e l’utopia. Elementi che ricorrono nel suo interrogarsi intorno al ruolo dell’artista, e intorno a quale possa essere la sua eventuale risposta rispetto al luogo di provenienza, o di

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13° esposizione internazionale di architettura (IN HERITAGE)



curatore: Ilir Voci
artisti: Edvana Vangjeli, Ilir Voci, Enejda Seraj, Gjergj Bakallbashi, Rezarta Pilafi, Lelja Hadzic, Gearda Demiraj, Kreshnik Merxhani, Elena Mamani, Frederica Pompejano, Valentina Calgano, Brion Basha, Marvi Basha, GRIMSHAW Architects, Eva Hoxha, Dorian Tytymce, Erald Ceku, Shpresa Prifti, Bashkim Penxha, Aida Shllaku, Elian Stefa, Gyler Mydyti, Niku Alex Mucaj, Elisabetta Teragni, Jeffrey Schnapp, Daniele Ledda, Maks Velo, Artan Shabani, Dritan Zajmi

Nel 2012, alla 13° esposizione internazionale di architettura, l'albania innaugura al palazzo Zorzi, che ospita una sede dell'UNESCO, il su padiglione. Il curatore nominato fu Dritan Zajmi. I protagonisti sono i bunker, 750.000 per una popolazione di 3 milinoni di abitanti, una follia architettonica, frutto di paranoie sviluppate durante i quarant'anni di dittatura. Questo proggetto prevede di rivalutare la presenza dei bunker per riutilizzarli. L'UNERCO oltre che ad ospitare il padiglione, sostiene la conservazione e la tutela del patrimonio storico albanese.

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12°esposizione internazionale di architettura (BEYOND COLOR)



Curatore: Gjergj Bakallbashi
Artisti: Hashim Sarkis Studios, Svetlana Boym, Gareth Doherty, Helidon Gjergji, Eve Blau Ivan Rupnik, Peter Voit, Transsolar, Egest Gjinali, Zeinab Aghamahdi, GAC General Architecture / Collaborative: Michael Beaman, Zaneta Hong, James Setzler, Yutaka Sho, Sunmin Whang, Jessica Yin, Alexander C. Häusler and Silvia Benedetto, OFICINAA, Edgar Sarli and Tamar Loeb, Nuno Jacinto, Architect 51N4E: Johan Anrys, Peter Swinnen, Virginia Studio: Spiro Bakallbashi, Ihsan Prushi, Renato Konomi, Enida Mitro Dritan Mesareja Armand Vokshi, AVATELIER, with FIN and POLIS University, Gjergj Bakallbashi with FIN Students and photographic work by Dritan Zajmi, Luciano Bojaxhiu, UNDP-UNESCO Joint Programme, Culture and Heritage for Social and Economic Development, Eled Fagu.

L’Albania è presente alla Biennale di Venezia anche nella sezione dell’Architettura, arrivata alla 12esima edizione. Dal 29 agosto al 21 novembre, visitando il padiglione albanese “Beyond Color” alle Artiglieri dell’Arsenale, si possono ammirare scenari possibili e futuribili della Tirana di domani, proposti da architetti ed artisti albanesi e stranieri.

Tirana per i curatori, Gjergj Bakalbashi, Enida Mitro e Egest Gjinali, è l’esempio e il caso emblematico delle trasformazioni urbanistiche e territoriali che si stanno consumando in Albania.
Il titolo del Padiglione albanese “Beyond Color” si richiama a quel rinnovamento bohemien innestato ai primi anni del secolo in corso dal sindaco della capitale Edi Rama. Rama, politico e allo stesso tempo artista, ha individuato nel colore, utilizzato da artisti e architetti, l’elemento di trasformazione dell’immagine urbana di una Tirana che nel giro di pochi anni, in seguito all’irrompere dell’economia di mercato, ha visto crescere il numero dei propri abitanti da circa 200.000 a quasi 1 milione e mezzo.
In uno scenario quanto mai popolato, inquinato e arrogantemente cementificato si sono cimentati architetti e artisti (albanesi residenti in Albania, della diaspora e stranieri) in occasione della rinomata Biennale veneziana. I professionisti coinvolti nel padiglione albanese hanno quindi cercato di prevedere o meglio hanno ipotizzato scenari possibili e futuribili delle trasformazioni per Tirana che possano permettere il superamento di questa fase cosi “colorata”.

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Riferimenti sitografici:



hwww.numerocivico.info/eventi/albania2011/index.htm
www.undo.net/it/argomenti/1311689900
https://www.artribune.com/2012/08/venezia-updates-inaugura-il-padiglione-albanese-alla-sua-seconda-partecipazione-in-biennale-protagonisti-i-bunker-e-la-progettazione-del-paese-che-verra/
http://www.albanianews.it/cultura/arte/1325-biennale-di-venezia-architettura



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a cura di Giacomo Busso e Refie Hamiti

Il padiglione albanese si presenta per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 2011 per la 54°esposizione internazionale dell'arte, con sede nello spazio Rolak, alla Giudecca. La nomina di curatore viene data a Riccardo Caldura il quale a marzo dello stesso anno annuncia che Anila Rubiku, Orion Shima, Gentian Shkurti, Eltjon Valle e Driant Zeneli comporranno la squadra albanese.
La mostra verrà chiamata Geopathies, titolo che mira ad evidenziare la stretta relazione tra l'opera d'arte e il contesto geografico, sociale e storico.
Nel 2012, per la 13° esposizione internazionale di architettura,l’Albania innaugura il suo padiglione al palazzo Zorzi.Il curatore nominato fu Dritan Zajmi. Il tema sono i bunker,più di 750.000 per una popolazione di 3 milinoni di abitanti, una follia architettonica.

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a cura di Giacomo Busso e Refie Hamiti

Il padiglione albanese si presenta per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 2011.
Nel 2012 per la 13° esposizione internazionale di architettura l'Albania inaugura il suo padiglione al palazzo Zorzi.Il curatore nominato fu Dritan Zajmi e gli artisti Anila Rubiku, Orion Shima,Gentian Shkurti, Eltjon Valle e Driant Zeneli.
Per questa 55° edizione della Biennale d'arte non è prevista la partecipazione dell'Albania.



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a cura di Giacomo Busso e Refie Hamiti